KiloWattene-Illuminazione-FAQ

Quanto contribuiscono le luci sui consumi elettrici di un'abitazione?

Si può assumere una percentuale media dell'11% sui consumi familiari, circa 300 kWh all'anno.
Le varie stime indipendenti per l'Italia oscillano infatti tra valori dell'8% (CTCU Alto Adige 2010), 11% (ENEA 2009), 12% (HERA 2008), 12% (JRC Commissione Europea 2006), 13%-13.5% (ENEA 2004), 15% (EnergoClub 2007). La media europea sta sul 14% (ETAP 2009), quella dei nostri vicini austriaci dal 13.1% all'13.5% (Statistik Austria 2008-2012). Le percentuali estere ed europee sono poco maggiori di quelle italiane perchè latitudini nordiche portano a giornate invernali più buie. I consumi in kWh all'anno dovuti all'illuminazione si attestano per una famiglia media sul valore sopra indicato, e sono analizzati in dettaglio nella sezione su "risparmio annuale" nel seguito. I 300 kWh/anno sono un po' al di sotto dei valori di rilevazioni meno recenti, quando le lampade a basso consumo erano poco diffuse. Negli ultimi anni però non si assiste ad un ulteriore calo ed anzi pare esserci un'inversione di tendenza perché l'illuminazione domestica continua a fare largo uso di sorgenti alogene intrinsecamente poco efficienti.
I consumi per l'illuminazione sono fortemente stagionali: possono contribuire da un 8% su una bolletta estiva al 14% su una invernale.


Che tipi di lampadine si trovano in commercio? Con quali caratteristiche?

Incandescenti a filamento
Le lampadine tradizionali hano un filamento in Tungsteno percorso dalla corrente elettrica che, generando calore, lo porta ad una temperatura di circa 2400°C rendendolo incandescente.
Il bulbo può essere a sfera o allungato, il vetro è trasparente, opalino o color latte, l'attacco a vite è grande (E27) o piccolo (E14).
Indipendentemente dai dettagli esteriori queste lampadine hanno tutte un'efficienza molto bassa: classe energetica F o al massimo E, ossia resa luminosa da 11 a 13 lumen/W.
Durata prima di fulminarsi (o di perdere molta luce per ingrigimento interno del bulbo) circa 1000 ore.
Sono ormai fuori commercio: la loro vendita è stata bandita nei paesi europei.

Alogene
Le lampade alogene funzionano come quelle a incandescenza, ma hanno un piccolo bulbo di quarzo riempito con gas contenente Iodio o bromuri per rallentare il consumo del filamento, che può così funzionare a temperature di 2700-2900 °C senza pregiudicare la durata. Si usa quarzo al posto del normale vetro perché resistente al calore e alla pressione del gas all'interno del bulbo.
L'aspetto è sia tradizionale, con un secondo bulbo di vetro più esterno e attacco a vite, oppure lineare per piantane e appliques. I piccoli faretti a 12 V richiedono un trasformatore o un alimentatore elettronico.

Alcune alogene integrano in un corpo di forma tradizionale un alimentatore e la sorgente di luce a bassa tensione. Pur così ottenendo efficienza maggiore degli attuali e futuri requisiti minimi europei (classe B) sono apparse sul mercato come fugace meteora presto scomparsa. La ragione è che la Commissione Europea, in seguito e rettifica del Regolamento EC 245/2009 sull'Ecodesign, ha prorogato al settembre 2018 l'obbligo di innalzamento alla classe B della minima efficienza di lampade da poter mettere in commercio, decisione indicata nel summary dell'ultimo meeting del comitato preposto. Le alogene "normali" classe C saranno dunque disponibili per alcuni anni ancora, e per ora non v'è ragione commerciale di proporre una tecnologia alogena più costosa.

Le alogene sono di fatto l'unica scelta per chi vuole mantenere a tutti i costi la qualità della luce delle sorgenti tradizionali.
Potenze a partire da 20 W per i faretti, 40 W - 200 W per quelle a vite, 100 W - 250 W e oltre per quelle lineari, 13 W - 30 W per quelle con alimentatore integrato.
Classi di efficienza energetica D o E. Quelle etichettate "Eco" o "-30%" sono in classe D, raramente C. Le integrate arrivano alla classe B. Efficienza luminosa che può arrivare a 20-22 lumen/W. Durata tipica di circa 2000 ore.

Fluorescenti compatte
Le fluorescenti compatte hanno un sottile tubo, ripiegato o a tortiglione, in cui si innesca la ionizzazione di un gas che produce luminescenza.
Il tubo è a vista o può esserci un rivestimento esterno traslucido con forme classiche sferica o allungata. Attacco standard a vite la cui base ` alloggia un piccolo alimentatore elettronico.
Alcune funzionano anche coi variatori di luminosità. Tempi di stabilizzazione della luce e qualità di resa dei colori possono differire secondo la marca e il modello.
Potenze tipiche da 5 W a 35 W, Ne esistono anche di più piccole (3 W - 4 W) e più grandi (sino a 65 W, equivalenti come luce ad una 300 W a incandescenza).
Classe energetica A, raramente B per quelle più piccole. Resa luminosa tipica di 45-60 lumen/W. Durata tipica da 8000 a 15000 ore.

Fluorescenti circolari
Le fluorescenti circolari sono utilizzate più spesso in cucine, cucinotti, tinelli, stanze da lavoro. Alcune necessitano di alimentatore esterno, mentre quelle con attacco centrale standard a vite hanno l'alimentatore integrato. In entrambi i casi le attuali elettroniche annullano totalmente lo sfarfallamento della luce. Vi sono lampadari a soffitto e lampade a stelo che possono montare questo tipo di lampadine. L'ampiezza intrinseca della sorgente crea una migliore diffusione.
Potenze tipiche da 18 W a 32 W.
Efficienza energetica in classe A o B (includendo già le perdite dell'alimentatore) e durata di vita allineata alle altre fluorescenti.

Fluorescenti lineari tipo T5 e T8
I tubi fluorescenti di tipo T5 hanno diametro contenuto (16 mm), lunghezze ridotte (da 55 cm in su), resa di colore abbastanza buona, efficienza molto alta. Richiedono un alimentatore esterno.
In ambito casalingo le versioni più corte, da 14 W e 24 W, si possono prestare per applicazioni a luce indiretta, ad es. appliques a muro, in ambienti dove occorrono molte ore di accensione giornaliere.
I tubi T8 hanno un diametro maggiore dei T5 (25 mm anziché 16 mm) e un rendimento luminoso leggermente minore, per cui tendono ad essere soppiantati dai T5.
Rendimento energetico migliore della classe A. Durata tipica 20000 ore, 8000 accensioni.

Alogenuri metallici
Lampadine che emettono luce per effetto di una scarica elettrica attraverso gas a pressione con composti alogenati contenuto in una piccola ampolla. Indicate anche con la sigla HID (High-intensity discharge).
Luce con buona resa dei colori, rendimento molto alto (75-95 lumen per Watt), potenze che partono dai 20 W in su, piccolo formato. Possibilità di montaggio a faretto. Richiedono un alimentatore dedicato.
Applicazioni assai limitate in ambito domestico, per l'inconveniente di richiedere almeno 1 minuto di pausa tra due accensioni successive, ma la tecnologia sta progredendo. Adatte a sostituire sia faretti che alogene a luce diffusa, qualora si preveda l'accensione continuativa per diverse ore.

LED
La generazione di luce avviene all'interno di cristalli semiconduttori (diodi emettitori di luce, in inglese Light Emitting Diode, da cui la sigla LED) eccitati dal passaggio della corrente elettrica. Tecnologia in forte sviluppo, con vantaggi rispetto alle fluorescenti: lunga vita delle lampadine, assenza di mercurio, sorgenti di luce sia direzionali che diffuse, alta efficienza.
Allo stato attuale il mercato offre, come sostituti di lampade tradizionali con attacco a vite, LED di potenza sino ad un massimo di 14-15 W, equivalenti come luce ad una 100 W a incandescenza. I costi dei prodoti di marca sono 2-3 volte maggiori delle fluorescenti di pari luce, ma l'efficienza è più alta (una fluorescente richiede 18 W per produrre la luce equivalente a una "vecchia" 100 W, con una LED sono sufficienti 14.5 W) e la vita dichiarata della LED è maggiore (15000 ore contro le 8000 tipiche di una fluorescente).
Come rimpiazzo per faretti a 12 V si trovano LED dimmabili attorno ai 5-10 W equivalenti a 30-50 W alogeni w con prezzo sui 10-20 euro l'uno: l'acquisto ha senso se queste luci restano accese per più di un'ora al giorno. Ai LED ocorre ancora un po' di tempo per arrivare a uno stadio di concorrenzialità economica con altre sorgenti di luce, ma i progressi verso l'ulteriore incremento di efficienza e la riduzione dei costi di produzione e vendita sono oggi piuttosto rapidi.


Per quante ore teniamo accese le luci in casa?

La domanda è semplice, ma la risposta non è immediata.
In genere non serve accendere le lampade quando la luce esterna che entra dalle finestre è sufficiente.

In base alle nostre abitudini e all'organizzazione della giornata, può occorrere la luce artificiale la mattina presto (più probabilmente in inverno) e senz'altro il tardo pomeriggio e la sera. Ma l'orario è a cui si accendono/spengono le luci è difficile da determinare, perchè varia da stagione a stagione.

In prima approssimazione si utilizza la luce artificiale per tempi, e consumi, che in inverno sono circa il doppio che in estate (vedi ad es. le risultanze dell'Istituto di statistica austriaco). In Italia la minore latitudine geografica può attenuare queste differenze. Occorrerà comunque ricordarsene, soprattutto se si sta analizzando una bolletta di alcuni mesi fa.
Per valutare al meglio la durata delle accensioni, sono indicati qui sotto gli orari dell'alba e del tramonto, mediati su periodi mensili e bimestrali - quelli tipici delle bollette - e in relazione alla vostra provincia. L'ora legale viene considerata automaticamente: non occorre introdurre alcuna correzione. Gli orari di alba e tramonto sono quelli ufficiali, ossia quelli usualmente indicati su giornali e "almanacchi", ma in questo caso mediati sui giorni del periodo considerato (precisione del calcolo: ± mezzo minuto).

Uso: selezionate - dai menu a comparsa - la provincia e il bimestre o il mese di consumi che state analizzando. Ad esempio per un utente di Bologna nel bimestre Giugno-Luglio c'è luce la sera sino alle 21:00 circa. Se - per ipotesi - usiamo la cucina tipicamente dalle 19:00 alle 22:00 è probabile che nella stagione estiva la luce della cucina resti accesa solo 1 ora al giorno (dalle 21:00 alle 22:00). Invece in Dicembre-Gennaio alle 17:00 è già buio, e quindi la luce starà accesa per tutte le 3 ore.
Ognuno potrà correggere le durate a buon senso, in base anche alla collocazione dello stabile, e all'orientamento e quantità di luce naturale che entra nelle singole stanze.

ProvinciaPeriodoAlbaTramonto
7:32
16:54

Che risparmio annuale si ottiene in bolletta sostituendo le lampade inefficienti?

Va premesso che una stima ha valore puramente indicativo, poiché dipende dalla composizione dei nuclei familiari, dalla grandezza e arredo luminoso dell'abitazione, dalle abitudini.
Per una famiglia media, supponendo di partire da una situazione iniziale di "tutte e solo" incandescenti con un consumo elettrico per l'illuminazione di 300 kWh all'anno, è ragionevole aspettarsi una riduzione di 230 kWh/anno, attorno all'8.5% dei consumi elettrici complessivi di tutta l'abitazione. Ai prezzi attuali dell'energia elettrica vuol dire un risparmio massimo di circa 50 euro all'anno. Nel concreto questi valori andranno ridimensionati per il fatto che parte dell'illuminazione può già essere con lampade a basso consumo.

Un'indagine dell'International Energy Agency del 2007 stima per l'Italia un consumo di 375 kWh/anno per l'illuminazione.
Il progetto europeo Ecodrôme condotto in Francia nel 1997 (rapporto finale p. 75, o copia dello stesso su Archive.org) mostra che più di due terzi delle famiglie prese a campione hanno un consumo annuale per l'illuminazione tra 225 kWh e 455 kWh. La media è 340 kWh all'anno. Passare a lampade a basso consumo in classe A porta a un risparmio elettrico medio di 260 kW all'anno.
Un progetto simile, EURECO terminato nel 2002 (v. il sommario) indica per l'Italia circa 370 kWh di consumo e 264 kWh di possibile risparmio annuale.
L'Agenzia di statitica governativa austriaca valuta i consumi familiari 2008 per l'illuminazione di 1.48 kWh/giorno in inverno e 0.69 kWh/giorno in estate. La media annuale è attorno ai 370 kWh e il risparmio possibile di 285 kWh all'anno.

È ormai assodato che la sostituzione di lampadine a incandescenza o alogene con equivalenti a basso consumo è tra le azioni prioritarie per raggiungere un risparmio elettrico nelle abitazioni, perchè produce risultati tangibili a fronte di un limitato investimento iniziale.
Non è assolutamente necessario pianificare una sotituzione integrale in tutta la casa. Un intervento sui 4-5 punti luce più utilizzati (soggiorno, camera/e da letto, cucina, bagno) può già da solo ridurre quasi totalmente gli sprechi nell'illuminazione.


In quanto tempo si ripagano le lampade ad alta efficienza?

L'acquisto di lampade ad alta efficienza (in classe A o A+) in genere si ripaga da solo in tempi piuttosto brevi grazie al risparmio sui consumi elettrici e quindi un minor importo in bolletta.
Un altro fattore positivo è che le lampadine moderne hanno una vita piuttosto lunga: 8000-15000 ore le fluorescenti, 15000 o più quelle a LED, contro le 1000-2000 ore di lampadine tradizionali o alogene.

Il tempo di recupero del costo di acquisto viene stimato nella tabella seguente indicando il numero di lampadine che andate a sostituire nel punto luce (può essere una lampada sola, ma alcuni lampadari montano diverse lampadine) e inserendo nelle celle in giallo gli altri dati richiesti.
Si considera la sostituzione di lampadine tradizionali a incandescenza o alogene con LED in classe A+ o fluorescenti in classe A di pari resa luminosa e 8000 / 15000 ore di vita. Il costo dell'energia elettrica comprensivo di imposte è assunto pari a 0.25 euro/kWh

Tipo di Lampada Potenza di ogni lampada [W] Numero di Lampade Ore di accensione giornaliere Potenza nuova/e
Costo indicativo complessivo [€] Risparmio in bolletta all'anno [€] Tempo di recupero costo Vita stimata nuova lampada

Coi variatori di luce non risparmio ugualmente senza cambiare le lampadine?

I variatori di luce - chiamati pure variatori di tensione o dimmer - funzionano sul principio di dare e togliere corrente alla lampadina su brevissimi intervalli di tempo (100 volte al secondo). Il filamento di una lampada tradizionale o alogena ha una certa inerzia, cioè non si scalda né si raffredda apprezzabilmente durante questi cicli. Percepiamo pertanto una luce pressoché continua e uniforme, ma che sarà più o meno intensa in relazione alla regolazione che abbiamo impostato, che determina anche il consumo.
Il dimmer che modula la tensione non "mangia" di per sé energia. Quindi è vero che più è bassa la luce e meno si consuma.

Vi è però anche un effetto avverso: l'efficienza di una lampada sia a filamento tradizionale che alogena - ossia quanta parte della potenza assorbita si converte in luce - diminuisce quanto più è fioca la luce.
Questo perché la temperatura del filamento cala. Una minor frazione della potenza consumata si trasforma in luce e il resto si perde in calore.
Valutazioni più precise (1 e 2) portano ad affermare che dimezzando la potenza inviata alla lampadina (=consumo) si ottiene solo il 23% della luce invece che il 50%. Dimezzando invece la quantità di luce prodotta si avrà solo il 28% di consumo elettrico in meno, non il 50% in meno.
L'efficienza della lampadina nei due casi citati si riduce al 45% e al 70% di quella che si avrebbe alla massima potenza.

Conclusione: con lampade tradizionali o alogene usando un dimmer si consuma meno ma in termini di luce si ottiene ancor meno. Per di più l'utilizzo sistematico di lampadine a filamento di potenza esuberante e per questo perennemente attenuate col variatore non fa risparmiare al confronto di lampadine di potenza più bassa tenute al massimo.

È vero al contrario che alcuni modelli di lampade fluorescenti e a LED (in genere più costose di quelle standard) sono adatte a funzionare coi normali variatori e non perdono efficienza quando usate a bassa intensità. In questi casi si ha il vantaggio della regolazione e di un'alta resa in ogni condizione d'uso.


In quali casi è bene mantenere le vecchie lampadine?

I criteri che obbligano o suggeriscono di non sostituire le vecchie lampade sono:

Alcuni dei casi qui segnalati riguardano quindi lampadine che non vengono utilizzate per l'illuminazione domestica. Dato che i normali negozi non tengono più lampadine tradizionali, queste - se proprio necessarie - si possono trovare dai rivenditori di ricambi per elettrodomestici.

Per le luci dei vani scale condominiali utilizzare fluorescenti compatte specificamente studiate per sopportare le ripetute accensioni, come ad esempio Master Stairway e Dulux Intelligent Facility. Se la collocazione è difficoltosa da raggiungere e la sostituzione di lampade fulminata richiede l'intervento oneroso di un tecnico allora val la pena di installare delle LED.
Per l'uso artistico occorre orientarsi sulle alogene.


Perché per le fluorescenti Kilowàttene fornisce potenze maggiori che quelle di altre stime?

Per garantire il consumatore quando acquista lampade a basso consumo, il centro di Ispra della Commissione europea ha prodotto nell'aprile 2009 il documento CFLs Quality Charter, una proposta che definisce uno standard qualitativo che i produttori di lampade possono (e dovrebbero) volontariamente applicare per distinguere e garantire le lampadine più efficienti e affidabili rispetto a prodotti economici e mediocri.
Nel documento viene posta, tra l'altro, una corrispondenza rispetto alle lampade a incandescenza molto vicina a quella adottata da KiloWàttene. Ad esempio una lampada tradizionale da 60 W è assunto che dia 710 lumen di emissione luminosa (lo stesso valore fornito da KiloWàttene). Una fluorescente, alla soglia minima per essere "promossa" in classe A, deve avere una potenza di 13.7 W per fornire tale luce. Il rapporto tra i due valori, cioè il consumo della lamapada di partenza e quello della fluorescente, è circa 4.4. In altri termini il risparmio sui consumi tra le due lampade è del 77% a parità di luce generata. Quasi tutti i produttori di lampadine fluorescenti usano un rapporto convenzionale di 5 e indicano quindi sulle confezioni un risparmio dell'80%.

Il più recente regolamento europeo che specifica i requisiti minimi per lampadine ad uso domestico fissa dei parametri ancor più severi: ad esempio una fluorescente in classe A per essere dichiarata equivalente a una 60 W tradizionale deve produrre almeno 741 lumen di luce, e può avere un consumo di 14.1 W o inferiore (con un risparmio minimo del 77%). La ragione di aver adottato criteri più vincolanti è dovuta al fatto che le fluorescenti possono ridurre la resa luminosa nel corso della loro vita.

Ovviamente vi sono sul mercato prodotti mediamente più efficienti, ma è il caso di dubitare di risparmi dicharati superiori all'80% (rispetto al consumo di una incandescente di pari luce) per le fluorescenti e all'85% per le LED.


La sostituzione di una lampadina dev'essere per forza con una di pari luce?

Non c'è nessuna ragione di principio che obblighi a rispettare l'equivalenza della resa luminosa tra lampadina vecchia e nuova. Con le fluorescenti c'è una scelta di potenze distribuita su una gamma di valori più fine: si trovano infatti modelli da 5, 7, 9, 10, 11, 13, 15, 18, 20 W e superiori. Il costo di acquisto resta pressoché invariato in funzione della potenza.

La riduzione del consumo elettrico sarà sempre ragguardevole, e non cambia molto le cose sotituire ad esempio una vecchia 60 W con una fluorescente da 15 W piuttosto che da 11 W.
La quantità e qualità della luce deve sempre essere il criterio principale da seguire, per cui se la vecchia lampada era troppo poco (o troppo) potente allora val la pena di tenerne conto acquistando quella nuova con un'opportuna correzione della quantità di luce.

Teniamo presente che le nuove lampade scaldano anche molto meno di quelle vecchie. Alcune installazioni, come ad esempio piccole abat-jour, erano penalizzate dal fatto di non poter montare una lampadina troppo potente (in genere 40 W o 60 W max) per rischi di surriscaldamento, col risultato di fornire meno luce di quella necessaria. Con le fluorescenti il problema non sussiste. Visto che 22 W rendono come una vecchia 100 W si possono rinvigorire i punti luce più deboli con la massima sicurezza.


Cosa guardare al momento dell'acquisto?

Sia per le lampade lampade a LED che per le fluorescenti è bene orientarsi su prodotti di marca che possono talvolta offrire una garanzia esplicita di 1 o 2 anni contro i guasti. Ma anche non fosse data tale garanzia, l'acquisto di una marca nota rispetto a una generica può tradursi, a fronte di in un costo leggermente più alto, in una maggiore affidabilità e sicurezza contro i difetti.
Se non è presente una garanzia a lungo termine, val la pena di installare e utilizzare subito le lampadine acquistate, per evidenziare possibili difetti nel giro di 1 mese (termine per la sostituizione praticato dalla gran parte dei negozi). In questo periodo va ovviamente conservato lo scontrino di acquisto.
Non è detto comunque che una lampadina economica debba essere per forza meno buona di una che costa di più. Alcuni test condotti in tal senso non mostrano marcate correlazioni tra prezzo di acquisto e qualità generali (intensità e colore della luce, velocità di accensione, durata, costanza delle prestazioni nel tempo).
La miniaturizzazione e il design possono riflettersi in un ulteriore costo aggiuntivo: una lampadina a oliva con attacco piccolo che simula come grandezza forma del bulbo e dimensione quella originale, o offerta invece in qualche foggia fantasiosa o decorativa può arrivare costare 2-3 euro in più di quella "base", anche a parità di altri fattori. Teniamo presente che 2-3 euro si possono risparmiare in bolletta in meno di 1 anno se stiamo andando a sostituire una lampada poco efficiente, quindi val la pena di scegliere la lampadina nuova più gradevole e adatta all'uso che andremo a farne.

Una copertura esterna traslucida (il classico bulbo a cui siamo abituati) è opzionale per le lampade fluorescenti e ha il solo scopo di diffondere meglio la luce e produrre meno abbagliamento. In tutti i casi in cui la lampadina risulta tutta o in parte a vista sarebbe meglio optare per quelle col bulbo, per non incorrere nell'effetto di luce "tagliente" che può risultare sgradevole.

Alcune marche e modelli - purtroppo ancora non molti - espongono anche l'etichetta EcoLabel UE e sono quindi conformi a più severi criteri di qualità ed eccellenza ambientale. In breve hanno una durata di almeno 15000 ore e 60000 accensioni, hanno un contenuto il più possibile ridotto di mercurio (< 1.5 mg), un margine ulteriore di efficienza (+10%) e mantengono un alto livello di luce per tutta la loro vita. Il documento European Ecolabel for Light sources compendia i vari requisiti da rispettare.
Tra le marche di lampadine che hanno ottenuto certificazione EcoLabel si segnalano Coop, GE (General Electric), Lexman, Megaman e Sylvania, ma senz'altro presto se ne aggiungeranno altre.
Sugli scaffali questi prodotti si riconoscono facilmente perchè, oltre a esporre il caratteristico simbolo col fiore EcoLabel, hanno la confezione in materiale riciclabile.

Se non si riescono a reperire lampadine EcoLabel sarà il caso di orientarsi su altri modelli che riportano un durata di almeno 10000 ore. Sul sito EuroTopten Italia, canale di informazione indipendente e sopra le parti che elenca i migliori prodotti in termini di risparmio energetico, alla voce illuminazione sono messe a confronto lampadine di qualità con le relative informazioni tecniche e i costi di acquisto.


La presenza di mercurio è pericolosa o dannosa per l'ambiente?

Il quantitativo di mercurio presente in ogni lampada a basso consumo è attualmente di 1.2-1.5 mg (milligrammi) per tutti i prodotti di marca con potenze tra 5 W e 23 W, ossia la gamma per uso domestico. Questi dati provengono dal progetto "Zero Mercury Campaign" dell'European Environmental Bureau e sono quindi affidabili.

Le questioni dell'impatto ambientale e della protezione della salute personale, benchè correlate, vanno trattate indipendentemente.

Per ciò che riguarda l'impatto ambientale globale le lampadine incidono in percentuale modesta sui quantitativi globali di utilizzo del mercurio: meno delle pile a pasticca usate in orologi, telecomandi e altri piccoli dispositivi elettronici.
I prodotti contenenti mercurio che esistono in ambito domestico - pile, lampadine, termometri - una volta esauriti o guasti vanno smaltiti separatamente, non assieme alla spazzatura ordinaria, portandoli da un rivenditore attrezzato per la raccolta, oppure presso isole ecologiche o i centri di raccolta di "Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche" (RAEE). L'elenco dei centri di raccolta sul territorio italiano è consultabile sul sito del Centro di Coordinamento RAEE, mentre se si è curiosi di sapere quali soggetti effettuano nel concreto i trattamenti l'elenco si trova nello stesso sito alla voce sistemi collettivi.
Considerato che un termometro clinico, cioè per la misura della febbre, del tipo a mercurio può contenere un quantitativo 200 volte maggiore di una lampadina fluorescente, è importante che in caso di rottura anche i frammenti e goccioline del metallo vengano raccolti (attrezzandosi con guanti, fogli di carta, pennelli, nastro adesivo) e chiusi in un barattolo di vetro con coperchio in attesa del conferimento. Il mercurio liquido non interagisce con l'organismo e non è immediatamente pericoloso, ma va tolto perchè la progressiva ossidazione lo farebbe prima o poi disperdere nell'aria.

In tema di bilancio del mercurio è bene sapere che pure le lampadine tradizionali a incandescenza o alogene - attraverso il loro maggior consumo elettrico - sono responsabili di un rilascio aggiuntivo in atmosfera di mercurio proveniente dai combustibili che alimentano le centrali elettriche, tra cui quelle a carbone e termovalorizzatori, o dai sottoprodotti delle centrali nucleari. Nel corso di 2500 ore d'uso una lampadina tradizionale rilascia indirettamente più mercurio di quello contenuto in una fluorescente.

L'evento di esposizione individuale al mercurio contenuto in una lampada fluorescente si ha ovviamente solo in caso di rottura del tubo di vetro, attraverso l'inalazione.
Un 10% di tutto il quantitativo della lampada è emesso in forma gassosa entro 1 ora dalla rottura e - nella peggiore ipotesi di non rimozione nè aerazione in questo lasso di tempo - si avrebbe un assorbimento individuale di meno di 0.02 mg. Per raffronto una porzione di 150 g di pesce spada del Mediterraneo contiene più di 0.1 mg di mercurio (cinque volte quello inalabile per rottura di una lampadina), poco meno se ne ha nel polpo dell'Adriatico.
Chi paventa possibili pericoli derivanti dalle lampade fluorescenti fa riferiento ad uno studio del Dipartimento dell'Ambiente del Maine in cui si confrontavano concentrazioni istantanee (della durata di pochi minuti) vicino al punto di rottura della lampada e venivano rapportati al valore di concentrazione "per la qualità dell'aria" che è di 0.0003 mg/m3. E' evidente che la soglia fissata per la qualità dell'aria deve essere un valore estremamente basso per garantire un assorbimento trascurabile in tutti i casi, anche per esposizione continua 24 ore su 24. Lo studio citato è stato peraltro criticato da diversi esperti del settore.

Evacuazione, pulizia e aerazione per 1 ora del locale dove è avvenuta la rottura di una lampada vanno praticate come per l'incidente di rottura di un termometro, e in particolare nel caso in cui vi soggiornino bambini piccoli perchè i vapori di mercurio, più pesanti dell'aria, stazionano entro 30 cm dal suolo.
Una misura preventiva di sicurezza è quella di acquistare lampade con guscio esterno opalino o traslucido (v. figura) che in caso di caduta della lampada e frattura del tubo di vetro interno ne trattiene i frammenti e rallenta alquanto la fuoriuscita di gas.

In sintesi il problema della presenza di mercurio nelle lampade non va trascurato ma neanche sopravvalutato.

Approfondimenti:
Factsheet Mercurio: le varie modalità di assorbimento e i quantitativi in una scheda tecnico-scientifica redatta da Ufficio federale della sanità pubblica - Confederazione Svizzera
Dossier Mercurio, fa parte di uno studio di impatto ambientale sul temovalorizzatore di Trezzo sull'Adda, stilato dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università di Parma
Maine Compact Fluorescent Lamp Study, febbraio 2008
Dangerous Mercury in C.F.L.'s? One Big Fish Story, di R. Clear (Illuminating Engineering Society) e A. Rubinstein (Lawrence Berkeley National Laboratory), agosto 2009
Europa Consumi - Dal 2010 il mercurio non farà più ingresso nell'Unione europea
Mercury in Fish - A global Health Hazard dello Zero Mercury Working Group. Riporta i risultati di rilevazione delle concentrazioni in varie nazioni e tipologie di pesce (Italia: pesce spada e tonno fresco 1.6 e 0.56 mg per kg di pesce)
Mercurio: gli Stati si accordano per la messa al bando articolo su Micron, rivista di informazione di ARPA Umbria, dicembre 2009
Mercury Vapor Release from Broken Compact Fluorescent Lamps... su Environmental Science Technology, agosto 2008


All'accensione le fluorescenti hanno tutte un ritardo nel dare la piena luce?

L'inconveniente del tempo richiesto tra l'accensione e il raggiungimento di una buona resa luminosa era più marcato nelle lampadine di alcuni anni fa. I rapporti tecnici sull'argomento (1 e 2 p. 114) collocano intorno ai 20-30 secondi il tempo medio necessario per arrivare a una luminosità dell'80%.

L'effetto non è completamente eliminabile perché le fluorescenti devono raggiungere una temperatura ottimale per produrre tutta la luce promessa. Quelle odierne, solo per il fatto di essere più compatte, rispondono più rapidamente. Inoltre molti produttori fanno in modo che nel primo minuto dall'accensione la lampada consumi una potenza un po' maggiore del dichiarato, in modo da arrivare a scaldarsi prima.
Si riscontrano comunque ampie differenze tra i vari prodotti sul mercato: i "tempi di avvio" vanno dai 10 secondi a 1 minuto abbondante. La marcatura EcoLabel non è influente a tal fine, dato che prescrive una soglia d 1 minuto.

Se desideriamo una lampada veloce ad accendersi è il caso o di ricomprare un modello che ci ha già soddisfatto oppure fare la prova prima dell'acquisto presso quei rivenditori che offrono postazioni di test.
Alcuni modelli recenti sono studiati apposta per dare luce immediata (5-10 secondi) ed essere così utilizzati in tutte le applicazioni che lo richiedono: corridoi, vani scale, accoppiamento con rilevatori di presenza e/o timer.


È vero che le lampade a basso consumo non sopportano le frequenti accensioni?

In tempi relativamente recenti si sono verificati casi di lampadine con una vita minore di quella aspettata e/o propagandata in etichetta. L'attuale regolamento europeo fissa per le lampade fluorescenti compatte sia il minimo numero di cicli di accensioni sopportati (dev'essere pari ad almeno la metà della vita indicata in ore) sia un indice di sopravvivenza (almeno la metà delle lampadine devono durare quanto indicato in etichetta).
Ci si rende conto che questi valori garantiscono solo in parte le aspettative di lungo funzionamento che vorremmo.

Nel concreto converrà orientarsi sui prodotti che indicano una vita più lunga, il che si riflette anche in una maggior resistenza al numero di accensioni.
Se si usano normalmente nella nostra abitazione - giusto per fare un esempio - 8 lampadine a basso consumo di qualità media (vita 8000-10000 ore) e ciascuna viene accesa 2 volte al giorno per 1/2 ora e per tutti i giorni dell'anno, allora c'è una probabilità concreta che dopo un anno se ne possa essere fulminata una delle otto.
E' grave? Probabilmente no perchè avremo comunque risparmiato circa 26 euro di corrente elettrica e speso altri 7 euro per ripiazzare la lampadina danneggiata.
Può quindi succedere (ma anche no) che un 20-25% dei risparmi ottenuti venga riassorbito da nuovi acquisti.

Diversi test (1, 2, 3, 4, 5) su lampadine commerciali, in alcuni dei quali queste venivano stressate con azionamenti ogni 5 minuti, mostrano che il numero di accensioni sopportate è vicino al numero di ore di vita, e si colloca più spesso tra le 5000 e 10000 accensioni. Vi è una qualche correlazione tra numero di accensioni giornaliere e vita della lampada, ma - come mostrato dal grafico rappresentativo dei prodotti in commercio - l'aspettativa di vita non si riduce poi tanto anche se si effettuano decine di accensioni al giorno. I produttori seri determinano la durata assumendo un utilizzo medio con circa 8 accensioni al giorno, per cui la lampadina risulta durare più del dicharato (sino a +40%) qualora venga accesa di rado ma per lunghi periodi. Per prolungare la vita si può lasciare la luce accesa se ci si assenta frequentemente da una stanza per tornarvi nel giro di pochi minuti: l'aumento di consumo, assai meno di 1 euro/anno, è irrisorio.

La qualità dei prodotti in termini di resistenza alle ripetute accensioni dovrebbe ancora progredire, ma spetta alle autorità dei singoli stati (come sancito dal regolamento europeo) la verifica della rispondenza delle caratteristiche dei vari modelli in commercio a quanto riportato in etichetta e, in ultima istanza, lo sbarramento alla messa in commercio di prodotti scadenti.

Per i punti luce con uso particolarmente intenso e accensioni estremamente frequenti ci si può comunque indirizzare su lampade che abbiano ottenuto l'EcoLabel (10000 ore, 20000 accensioni) o su quelle "long life" che riportano un numero di accensioni molto alto o illimitato, ma il prezzo di vendita può essere superiore.


Posso sostituire una lampada alogena a luce diffusa con una a basso consumo?

Sì dal punto di vista dei consumi elettrici e del risparmio ottenibile.

In genere le alogene montate su lampade a stelo hanno potenze di 100 W o 150 W. La sostituzione si traduce in un risparmio sui 15 euro all'anno se utilizziamo la lampada per 2 ore ogni giorno. E questo senza contare il fatto che l'alogena ha una vita relativamente limitata - minore di una fluorescente - e ogni tanto va sostituita.

Per quanto riguarda la gradevolezza della luce possiamo voler mantenere la possibilità di regolazione dell'intensità (dimmer) e quindi servirà una fluorescente dimmabile di ultima generazione con una potenza di 25-30 W.
Purtroppo l'attacco con cui è fissata la lampada alogena - quasi sempre di tipo lineare - non è adatto per la fluorescente, per cui occorre sostituire tutto il corpo lampada.
Possono adattarsi bene all'uso le lampade a stelo con attacco centrale a vite in grado di accettare sia le lampadine a incandescenza tradizionali, sia le fluorescenti circolari con lo stesso attacco centrale a vite, disponibili con potenze di 24-25 W ed emissione luminosa di 1700-1800 lumen (ma non dimmabili) equivalenti a un'alogena di più di 100 W.
L'effetto complessivo non è dissimile da quello di una normale piantana alogena a luce diffusa e nessuno noterà la differenza.
Altra soluzione alternativa per una luce parzialmente diffusa si può attuare anche con il classico schermo cilidrico o tronco-conico traslucido in carta o tessuto, utilizzabile su uno stelo o montato a parete. In questi casi la fluorescente più idonea sarà del tipo a globo abbastanza grande, per incrementare l'effetto di diffusione.

Per non avere sorprese riguardo all'idoneità di un'installazione luminosa in termini di quantità e distribuzione della luce per l'uso che se ne intende fare, mantenendo un'alta efficienza, occorrono indicazioni non solo sul rendimento energetico della lampadina, ma piuttosto di tutto il sistema-lampada (cioè compresi diffusori, superfici riflettenti ecc.). Il sito TopTen ha messo a confronto in passato diversi corpi lampada da casa con le loro caratteristiche di efficienza luminosa globale ottenute da accurate misure effettuate presso gli Swiss Alpine Laboratories for Testing of Energy Efficiency.
Tra i corpi lampada a più alta resa luminosa - sia a stelo che non - ve ne sono alcuni con design gradevole e prezzo contenuto (50 euro o meno). Una piantana pensata come sorgente di luce principale per un soggiorno e quindi scelta con buona resa luminosa può dare un ottimo illuminamento (90-95 lux) usando una fluorescente da 25 W. Il consumo annuo con 2 ore di accensione giornaliera (TopTen considera poco di più: 760 ore annue) è di 19 kWh, equivalenti a 5 euro di costo in bolletta.


Posso sostituire i faretti alogeni con alternative a basso consumo?

Le tipologie in cui si usano faretti - alimentati normalmente con un trasformatore a 12 V - sono principalmente a vista montate su binari o coppie di fili elettrici tesi sul soffitto, a incasso entro alloggiamenti in controsoffitti, o all'interno di piccoli portalampada orientabili.
Le alternative a basso consumo possono essere lampade sia fluorescenti che a LED con lo stesso attacco elettrico delle alogene che vanno a sostituire.
È da verificare se le nuove sorgenti di luce hanno la stessa profondità delle lampade originali. Ciò in genere non crea problemi per le installazioni a vista e a incasso, mentre può precludere la sostituzione per l'alloggiamento nei portalampada.

La decisione se sostituire o no i faretti con LED dipende anche dalla convenienza economica che risulta al momento ancora esigua. Le installazioni con faretti, per loro natura e ragion d'essere, hanno spesso diverse sorgenti di luce. Un rimpiazzo vuol dire quindi moltiplicare il costo più e più volte. Le lampade a LED di marca da 4-5 W equivalenti circa a un'alogena da 20 W costano quasi il triplo di questa: 8-14 euro contro 3-5 euro. Con almeno un'ora di accensione giornaliera il costo d'acquisto viene comunque ripagato in tempi ragionevoli attraverso i risparmi di corrente elettrica.
Il rinnovamento di questi punti luminosi può anche effettuarsi progressivamente, man mano che le vecchie alogene si fulminano o perdono luce. Si avrà modo così di confrontare quantità e qualità dell'illuminazione delle nuove sorgenti con quelle vecchie.
Per le installazioni a incasso le fluorescenti in formato faretto sono forse le più indicate sia per il costo minore sia perchè i LED mal sopportano la scarsa ventilazione che si viene a creare. L'inconveniente principale delle mini-fluorescenti è la lentezza all'accensione nel dare la piena luce.


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Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre 2014