KiloWattene: analisi dei consumi elettrici residenziali italiani
e distribuzione statistica dei valori di consumo annuo

Il vostro consumo elettrico è alto o basso?

Scopritelo con un semplicissimo test

Dati da inserire
In quante persone siete in famiglia?persone
Che superficie ha la casa dove vivete?m2
A quanto ammonta il vostro consumo annuo?kWh
L'acqua calda è prodotta con? 
Risultati
Importo annuo speso in energia elettrica:euro
I vostri consumi sono:

L'importo annuo è calcolato per il contratto D2 (utenti domestici residenti a maggior tutela con potenza massima impegnata di 3kW) in base alla quota fissa e ai costi a kilowattora pubblicati da Acquirente Unico S.p.A., supponendo una ripartizione media dei consumi del 33.4% in fascia diurna F1 e 66.6% in fascia notturna/festiva F23. I valori applicati sono quelli delle tariffe in vigore, mediati su un arco di tempo di un anno includendo 1º, 2º, 3º e 4º trimestre 2016, IVA compresa.
In dettaglio (gli importi seguenti sono già comprensivi di IVA e mediati sui 4 trimestri): quote fisse 80.21 €;  per i primi 1800 kWh/anno: 0.1252 €/kWh;  da 1800 a 2640 kWh/anno: 0.2075 €/kWh;  da 2640 a 4440 kWh/anno: 0.3126 €/kWh;  oltre 4440 kWh/anno: 0.2876 €/kWh. L'importo calcolato in base al consumo annuo da voi inserito potrebbe differire dalla somma di quelli delle vostre quattro bollette in relazione alla regolarità dei consumi nel corso dell'anno, alla mancanza di conguaglio da parte del fornitore, a variazioni di tariffe intervenute dopo la pubblicazione del presente documento, a diversa percentuale di ripartizione tra consumi diurni e notturni.
Le assunzioni su quale possa essere il consumo medio di una famiglia composta da un determinato numero di persone, e su quale sia la variazione "ammissibile" in più o in meno sono discusse nel seguito.
Il presente strumento è stato sviluppato e reso disponibile online attingendo alle più aggiornate e affidabili conoscenze in materia di andamento dei consumi elettrici familiari. Tuttavia non può essere fornita alcuna garanzia riguardo all'attendibilità delle stime di consumo utilizzate come termine di confronto per le diverse tipologie di nuclei familiari. Trattandosi inoltre di stime medie che prescindono da numero qualità e uso delle apparecchiature elettriche possedute, la valutazione del vostro particolare consumo non sempre risulterà rapportata alla vostra propensione e attitudine al risparmio.

Premessa

Lo strumento KiloWattene tenta di valutare sia i consumi elettrici che il potenziale di risparmio dell'abitazione basandosi sul posseduto e sull'intensità d'uso, ossia quanti e quali apparecchi si hanno, e come si utilizzano. La stima del risparmio prescinde in buona parte da considerazioni di virtuosità prima e dopo, e suppone che gran parte dei dispositivi vedano mantenersi inalterate le abitudini d'uso. Banalizzando: se si guarda la TV sei ore al giorno non viene suggerito di ridurne la visione, e così via. Può essere invece suggerito di spegnere lo stand-by degli apparecchi quando non si usano, oppure di sostituire quelli più vecchi e inefficienti con prodotti recenti di miglior classe energetica. In ogni caso non si intacca il livello di "confort" - al quale si è ormai assuefatti - fornito da una moltitudine di apparecchiature elettriche casalinghe.
Non si entra quindi in valutazioni sul fatto che il nostro parco di apparecchi elettrici e il loro uso sia consumistico piuttosto che minimalista. Il raffronto dei propri consumi elettrici con quelli di altre famiglie simili alla nostra, principalmente in termini di composizione del nucleo famigliare, rientra di fatto in quest'ultimo genere di considerazioni. Può fungere da indicatore di quanto siamo - spesso involontariamente o inconsapevolmente - spreconi o risparmiatori rispetto alla media di altri in una situazione simile alla nostra. Nel primo caso è possibile intervenire su molti fronti mantenendo il confort attuale e riducendo al contempo i consumi.

Alcune considerazioni da tenere presenti:

Quanta energia elettrica consuma in media una famiglia italiana?
In genere il dato più frequentemente preso a riferimento e citato come valore standard di una famiglia è di 2700 kWh/anno (indicato anche dall'Autorità come consumo del cliente domestico tipo con tariffa D2, ma non basato su una reale analisi quantitativa) mentre 3000 kWh/anno è quello tipico usato dagli installatori di impianti fotovoltaici (evidentemente indirizzati verso villette mono- o bi-familiari, con maggior richiesta energetica rispetto ad un appartamento). Cercando in rete si trovano indicati altri valori, a partire da 2000 kWh/anno sino a 3500 kWh/anno per una "famiglia tipo" spesso non meglio delineata.
L'ulteriore domanda connessa, per poter assegnare un dato di consumo medio famigliare, è quindi anche quella di definire la tipologia di famiglia a cui è riferito.

Tenteremo di mettere ordine nel caos di dati forniti come riferimento ai consumatori, ponendo come obiettivi l'individuazione dei seguenti parametri

  1. consumo elettrico medio annuo della famiglia italiana
  2. ripartizione percentuale delle famiglie italiane in fasce di consumo
  3. composizione media nazionale (numero di componenti) dei nuclei familiari e ripartizione percentuale delle famiglie in base al numero di componenti
  4. consumo elettrico medio annuo in relazione al numero di componenti

L'ultimo dato è evidentemente quello più utile, perché permette il raffronto uno-a-uno tra la propria famiglia e la media di quelle che contano lo stesso numero di persone.
Si procederà comunque nell'ordine riportato, elencando per ognuno degli indicatori le informazioni reperibili e raffrontandole tra loro.

Consumo elettrico medio annuo della famiglia italiana

Dati attendibili si possono dedurre dalle "Relazioni Annuali sullo stato dei servizi dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas", sezioni "Struttura, prezzi e qualità nel settore elettrico", nelle varie edizioni degli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011, che riassumono rispettivamente i dati dei consumi per gli anni 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010.
Le edizioni 2009 e 2010 riportano separatamente il numero di utenze domestiche e il consumo complessivo per i contratti ad uso domestico residente tipo D2 (ossia quello "base" con massima potenza istantanea erogabile di 3 kW) e per quelli D3 (con potenza superiore). I D3 sono ulteriormente suddivisi tra i residenti (ossia normale abitazione) e non residenti (ossia seconde case, alloggi temporenei, studenti, pendolari e lavoratori fuori sede, ecc.). Le edizioni 2007 e 2008 non spartiscono i D3 nelle due categorie.
Una breve analisi porta a concludere che in questi cinque anni il consumo medio a famiglia è pressochè stabile con variazioni medie annue dell'ordine del -1% per i contratti D2 e D3 residenti.

La media degli ultimi 3 anni (consumi 2008, 2009 e 2010) dà 2267 kWh/anno a famiglia con contratto D2, 4569 kWh/anno a famiglia con D3 residente. La media complessiva, di tutti i contratti residenti, di 2415 kWh/anno a famiglia. La frazione di famiglie in D3 è del 6.4%.
La marcata stabilità di tali valori, dal 2006 ad oggi, è in qualche modo garanzia implicita della rappresentatività delle utenze con contratti "standard" rispetto a tutte le utenze domestiche familiari, comprese quelle passate al mercato libero (valutate in un esiguo 6% al marzo 2009) e che sfuggono quindi alla presente statistica.

Per raffronto il valore del consumo elettrico domestico italiano a famiglia riportato nel rapporto Energy Efficiency Trends and Policies in the Household & Tertiary sectors in the EU 27 (progetto europeo Odyssee) ammonta a 2780 kWh/anno per il 2007, ma questo dato non scorpora i consumi non residenti. Nel seguito si analizza questo effetto alla luce del quale il dato italiano di Odyssee va ridimensionato a 2442 kWh/anno a famiglia per il biennio 2008-2009, in ottimo accordo con quanto sinora esposto.

Le rilevazioni ISTAT forniscono dati annuali dal 2000 al 2012 sul consumo di energia elettrica per uso domestico nei comuni capoluogo di provincia, sia valutati pro capite, sia ad utenza (contatore) allacciato alla rete. Benchè il campione possa non rispecchiare l'intera realtà nazionale, val la pena di riportare la media 2007-2010 (che copre il periodo degli altri dati più avanti analizzati) di 2367 kWh/anno ad utenza.

Ripartizione percentuale delle famiglie italiane in fasce di consumo

Questo indicatore dovrebbe gettare luce su quesiti e affermazioni del tipo "quante sono (in percentuale) le famiglie che consumano meno di 2500 kWh/anno", oppure "oltre metà delle famiglie italiane ha un consumo annuo tra 1150 e 2850 kWh".
Le fonti informative esistenti da cui poter estrarre tali dati non sono particolarmente dettagliate, ed è difficile valutarne il grado di affidabilità. Una ricerca ha permesso di individuare i seguenti documenti

  1. Servizio di maggior tutela: vendite a clienti domestici per tipologia di cliente e classe di consumo, anno 2009, eleborazione dicembre 2010, dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas sulla base delle dichiarazioni degli operatori che hanno risposto alle varie edizioni dell'indagine annuale.
    http://www.autorita.energia.it/it/dati/eem74.htm
  2. Corrispettivi di vendita differenziati per fasce orarie ai clienti finali domestici serviti in maggior tutela: definizione di strumenti di gradualità, documento per la consultazione (DCO) 36/09 dell'Autorità per l’energia elettrica e il gas - Direzione Mercati, 19 novembre 2009
    http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/dc/09/036-09dco.pdf
  3. Regolazione tariffaria delle infrastrutture elettriche di Emma Putzu - Autorità per l’energia elettrica e il gas - Direzione Tariffe. Atti del seminario 4 giugno 2009 Università di Pavia
    http://economia.unipv.it/pagp/pagine_personali/cavaliere/didattica/EP_TariffeelettrichePavia_06_09.ppt
  4. Il processo di riforma delle tariffe elettriche per le famiglie: effetti distributivi, dell'Istituto di Studi di Analisi Economica (ISAE), Estratto dal Rapporto ISAE Politiche pubbliche e redistribuzione, novembre 2007
    http://www.isae.it/ri_cap4_novembre_2007.pdf
  5. Revisione del sistema tariffario per le utenze domestiche in bassa tensione a partire dall’1 luglio 2007, documento per la consultazione n.3/07 dell'Autorità per l’energia elettrica e il gas - Direzione Tariffe, 18 gennaio 2007
    http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/dc/07/070118_3.pdf
  6. I comportamenti di consumo elettrico delle famiglie italiane, di F. Cicero, N. Di Gaetano e L. Speziale - Acquirente Unico SpA, su "L'Energia Elettrica" (pubblicazione online di Acquirente Unico) maggio-giugno 2010, edito il 29 giugno 2010
    http://www.acquirenteunico.it/docs/6242_Cicero_p_57_63.pdf
  7. Uno studio di Acquirente Unico: l’energia elettrica e le famiglie, di Paolo Vigevano amministratore delegato di Acquirente Unico, su "Lo specchio economico" (mensile online di economia politica e attualità) luglio/agosto 2010
    http://www.specchioeconomico.com/201007/Foto/lugliocompleto.pdf
    anche su http://www.acquirenteunico.it/docs/6254_48-49Energia_AU.pdf
  8. Revisione del sistema tariffario per le utenze domestiche in bassa tensione,seminario informativo dell'Autorità per l’energia elettrica e il gas
    http://www.autorita.energia.it/allegati/seminari/070208.pdf
  9. La tariffa sociale e la riforma delle tariffe domestiche, su Newsletter Osservatorio Energia, anno X n.114, 26 settembre 2008
    http://air.cilea.it/bitstream/2434/54980/1/energia_news114.pdf
  10. La liberalizzazione del mercato elettrico per le famiglie: effetti distributivi della riforma del sistema tariffario, XIX conferenza Società italiana di economia pubblica, settembre 2007
    http://www-3.unipv.it/websiep/wp/200745.pdf

Pur sussistendo un qualche intervallo temporale (2007-2010) tra le diverse fonti citate, tale elemento pare trascurabile alla luce di variazioni dei consumi annui delle famiglie italiane alquanto stabili (variazione attorno all'1% all'anno) e di altrettanto modeste variazioni della loro tipologia (regolata principalmente dalla composizione numerica del nucleo famigliare, dal reddito percepito, da dimensione e composizione dell'alloggio).

I documenti elencati sono in qualche modo direttamente confrontabili, indicando tutti quanti la suddivisione percentuale delle utenze - ossia delle famiglie - che rietrano in fasce di consumo preliminarmente stabilite. Per quanto attiene alle elaborazioni in (2) (6) e (7) le fasce di riferimento sono 0-1800 kWh/anno, 1800-2500 kWh/anno, 2500-3500, oltre 3500 kWh/anno. L'(1) contempla una segmentazione più articolata sia in basso (1000 kWh/anno) che in alto (5000 e 15000 kWh/anno). Gli altri documenti ricorrono invece (in toto o in parte) alla suddivisione standard in scaglioni di consumo adottata anni fa per la determinazione del costo a kilowattora delle tariffe domestiche, ossia 0-900, 900-1800, 1800-2640, 2640-3540, 3540-4440, oltre 4400 kWh/anno.
Si ricorda che in epoca più recente la suddivisione è stata semplificata: sono decaduti i limiti di 900 e 3540 kWh/anno, lasciando in tutto solo quattro fasce con prezzi differenziati.

I documenti (2), (6) e (7) pur se apparentemente diversi, fanno capo alla stessa indagine condotta nel giugno 2009 dalla società Between su un campione di 2500 famiglie al fine di valutare l'impatto economico sulle diverse tipologie di utenze della (allora solo prevista) introduzione delle tariffe biorarie.
Questi tre documenti mostrano una serie di piccole discrepanze tra i valori affermati, quelli rappresentati su grafico, il consumo medio di ogni cluster e il consumo medio nazionale per famiglia che si otterrebbe soppesando i cluster in modo statisticamente corretto.
Il (2) afferma che il criterio di raggruppamento nelle quattro classi è in effetti il consumo annuo, e non la tipologia famigliare - come si potrebbe erroneamente essere portati a credere leggendo gli altri articoli. Non è spiegato perchè i dati siano ricavati da 2500 famiglie, mentre invece i dati statistici in (1) riguardano oltre 26000 "punti di prelievo" (ossia famiglie × anno), che è un campione ben più esteso.

Si è partiti quindi dal documento (1), più ricco di dati, per trovare il tipo di distribuzione che rappresentasse al meglio la ripartizione nelle sei classi di consumo, ossia sino a 15000 kWh/anno, mentre oltre i 15000 kWh/anno la classe è in pratica non popolata e statisticamente non rilevante.
Si è scartata la sezione riferita agli usi "domestici non residenti" in considerazione del fatto che questi consumi sono tipicamente non familiari: lavoratori fuori sede, studenti universitari, seconda casa, ecc. Una rapida analisi di questa fetta "non residente" mostra un'intensità d'uso molto bassa: due terzi di tali utenze sta entro i 1000 kWh/anno, e solo il 20% supera i 1800 kWh/anno. Incidentalmente in (1) la frazione sui consumi totali dei non residenti ammonta al 10.8%. Occorrerà defalcarla ogni qualvolta - ad es. su scala regionale - si intende stimare il consumo medio reale a famiglia dal semplice rapporto consumo totale domestico / numero famiglie.

Le distribuzioni dei consumi ricavabili da (1) sono asimmetriche, con "code" pronunciate per i valori più alti. Ciò impone di ricorrere ad una forma funzionale non gaussiana. La log-normal non è risultata adattarsi alla tipologia dei dati. Una buona scelta pare la distribuzione normale generalizzata del secondo tipo che prevede un parametro di skewness sufficiente a produrre la forma aspettata.

Ecco il raffronto con i dati

Contratti domestici residenti D2, potenza impegnata 3 kWContratti domestici residenti D3, potenza impegnata >3 kWContratti domestici residenti tuttiFit statistico tutti (vedi testo)
Consumo da... a [kWh/anno]Energia totale [GWh]Numero famiglieCons. medio [kWh/anno]% famiglie 3kWConsumo da... a [kWh/anno]Energia totale [GWh]Numero famiglieCons. medio [kWh/anno]% fam. >3kWCons. medio [kWh/anno]% fam.Cons. medio [kWh/anno]% fam.
0100015523008.851615.2%010002753.45063.9%51614.5%55114.6%
1000180065774611.4142623.3%1000180011982.014516.0%142722.2%142222.5%
1800250096914509.0214922.8%18002500278127.721779.3%215021.9%214421.8%
25003500133424619.5288823.3%25003500775256.4302318.7%289523.0%295322.8%
3500500098772428.7406712.3%350050001619383.7421928.0%408813.3%408613.8%
5000150003529595.659253.0%5000150003183455.5698833.2%63865.0%61504.5%
150005000022811.3201770.1%150005000031112.5248800.9%226470.1%16120<0.1%
Complessivo4479619784.32264100.0%63121371.24603100.0%2416100.0%2380100.0%

L'approssimazione è buona. Vi è una leggera sottostima della "coda" dei consumi: i dati di Acquirente Unico collocano un 5% delle famiglie in un intervallo di 5000-15000 kWh/anno, mentre la forma funzionale qui adottata stimerebbe solo un 4.5% di famiglie in questa fascia.
La stragrande maggioranza delle famiglie (93.5%) ha un contratto da 3 kW di picco. Il restante 6.5% necessita di una potenza impegnata superiore, ossia 4.5  o 6 kW. Gli utenti D2 da 3kW hanno un consumo medio annuo reale - cioè ricavato dalle misure dei contatori - di 2264 kWh/anno (riportato nell'ultima riga "Complessivo" della tabella) mentre il fit dà 2246 kWh/anno e ripartisce le percentuali di famiglie nelle diverse classi di consumo entro un ±0.5%. Gli utenti D3 (>3kW) consumano in media 4603 kWh/anno; il fit ripartisce correttamente entro ±0.6% tranne l'ultima classe di consumo oltre i 15000 kWh/anno, per cui la media di questa classe risulta sottostimata di un 5%. Il documento dell'Autorità Relazione annuale sullo stato dei servizi di fine 2010 (basata sui dati 2009) conferma entro ±5 kWh/anno le medie di consumi delle utenze D2 e D3, calcolate qui attraverso i soli dati disaccorpati.
Il valore medio complessivo del consumo familiare italiano risulta di 2415 kWh, basato sui dati reali 2009. La stima, per le ragioni dette, risulta dell' 1.5% più bassa.

Tutto questo esercizio non è ovviamente fine a sé stesso. Permette di risezionare la distribuzione dei consumi in intervalli diversi da quelli indicati in (1), ricavare ulteriori indicatori e valutare l'aderenza dei dati presenti negli altri documenti rispetto a questi. Ad esempio (v. figura) possiamo scomporre in categorie più fini e uniformi.
Oltre il 60% di tutte le famiglie - indistintamente dal tipo di contratto - consuma tra 900 kWh/anno e 3100 kWh/anno, col valore più popolato verso i 1900 kWh/anno. La mediana è però sui 2200 kWh/anno e la media è 2380 kWh/anno, il che mostra l'evidente asimmetria, ossia la concentrazione di molte utenze verso i bassi consumi e l'ampia dispersione di poche utenze verso l'alto.

Il risultato è suffragato da risultanze pressoché analoghe del rapporto SEREC, Socio-technical factors influencing Residential Energy Consumption, svolto in Belgio. Un risvolto concreto di tale studio, ad utilità dell'utenza domestica, è lo strumento online Edison Test (non più disponibile online, esiste solo un bakup della pagina di accesso) con cui paragonare il proprio consumo contro la distribuzione delle utenze simili con stessa consistenza familiare e tipologia di alloggio (ma il tutto è ovviamente vaido solo per le utenze belghe). Si riporta a titolo esemplificativo, nella figura a sinistra, la distribuzione per una famiglia di 2 persone residente in appartamento condominiale. Anche qui risalta la ripartizione asimmetrica della distribuzione dei consumi verso gli alti valori. È stata evidentemente eliminata dagli autori belgi la fetta di utenze che, seppur residenti in termini anagrafici, hanno frequentazione instabile dell'alloggio e risultano contraddistinti da un consumo molto basso: il tacito presupposto di chi si avvale dello strumento online è che stia analizzando i consumi della propria abitazione, normalmente occupata. Il rapporto inglese Revision of typical domestic consumption values di OFGEM Office of Gas and Electricity Markets, agosto 2010, mostra la ripartizione dei consumi domestici (fig. a destra) del 2007 per le utenze "Class 1", sarebbe a dire il contratto elettrico base, inclusi qui anche gli utenti a "bassa frequentazione". Sempre inglese, dello UK Energy Research Centre, è la relazione Load profiles and their use in electricity settlement del 2005, con grafico di distribuzione assai simile (figura qui non riportata).

Stesso andamento si osserva ancora per le utenze elettriche domestiche israeliane (figura a destra), contraddistinte però da consumi familiari mediamente più alti e ancor più dispersi. L'articolo Optimum sample designs for skewed population suggerisce l'uso di una distribuzione lognormale per i consumi elettrici residenziali (figura a sinistra: utenze di New York di Consolidate Edison Company). In generale possiamo concludere che, in paesi con diffusione e presenza nelle abitazioni delle normali apparecchiature elettriche, diversi fattori concomitanti portano a spread dei consumi qualitativamente simili.
Gli interrogativi della più o meno buona corrispondenza di tali distribuzioni con una log-normale, della relazione tra media e varianza, dell'applicabilità al caso italiano andrebbero analizzati alla luce di dati più ampi, attualmente non disponibili.
l'Italia possiede una peculiarità di tariffazione non proporzionale ai consumi, che frena l'utilizzo ell'elettricità per il riscaldamento (e li raffrescamento) domestico. In altri paesi (Francia, Regno Unito, ...) tale utilizzo può ammontare al 35%-50% dei consumi elettrici totali. Gli andamenti dei consumi riscontrati fuori dall'Italia possono essere più in generale il riflesso indiretto di distribuzioni nazionali delle superfici abitative residenziali che sono esse stesse log-normali, e - come conseguenza - producono profili similari per i fabbisogni elettrici. Altra ragione che può essere chiamata in causa è la distribuzione stessa della numerosità familiare, che cala in maniera quasi esponenziale al di sopra dei 4 componenti.

Una famiglia italiana su 8 (12.5%) consuma meno di 900 kWh/anno: un valore assai basso giustificabile solo per i single con scarso reddito (pensionati) in forzata situazione di austerity energetica, ma anche per chi ha limitata frequentazione delle mura domestiche, vuoi per lavoro, vuoi per degenza, vuoi per convivenza prolungata se non definitiva sotto altro tetto con parenti o compagni/e. Una recente analisi individua per i 117 capoluoghi di provincia italiani una media di un 12% di contribuenti sotto la soglia di povertà locale. Per costoro sarebbero quantomai auspicabili politiche locali di sostegno integrate con interventi di efficienza energetica, vantaggiose sia per l'utente finale che, sul più lungo termine, per le amministrazioni: sussidi per migliorare l'efficienza elettrica (erogati una tantum e concessi a fronte di reali interventi) si trasformano infatti in uno sgravio in bolletta assimilabile per il portafogli a un piccolo contributo sociale. Il problema della "povertà energetica" è riscontrabile anche in altri paesi quali Austria, Belgio e Regno Unito. Per una prima analisi su scala europea si rimanda al trend report Energy Efficiency in the Home & The Fight against Poverty.
Tornando alla distribuzione dei consumi: una famiglia su 7 (14.5%) si attesta tra 3100 e 4000 kWh/anno e il restante 11.5% - circa una su 9 - sta oltre i 4000 kWh/anno.

Il confronto tra i documenti (1), (2), (6) e (7) sopra indicati è riassunto nella seguente tabella

Docum. 36/09 (2)Docum. (6) figuraDocum. (1)Fit statistico
Consumo da...a [kWh/anno]Cons. medio
[kWh/anno]
% fam.Cons. medio
[kWh/anno]
% fam.Cons. medio
[kWh/anno]
% fam.Cons. medio
[kWh/anno]
% fam.
01800120034.83%124534.40%106736.66%108037.15%
18002500220024.00%206524.20%215021.92%214421.81%
25003500310022.23%305522.20%289523.05%295322.81%
350050000460018.94%471519.20%482318.37%459218.23%
Complessivo2506100.00%2512100.00%2416100.00%2380100.00%

Come si può notare i valori riportati qua e là sono a dir poco "ballerini". Non meraviglia quindi che il valore medio di consumo per famiglia - calcolato a partire dai dati presenti nelle diverse pubbicazioni - possa oscillare da 2416 a oltre 2500 kWh/anno. Ulteriori incongruenze risultano in (2): la media pesata dà 2506 ma il valore riportato nel documento è 2400, ecc. Il documento (3), pure presentato a nome dell'Autorità, indica addirittura per la fascia entro 1800 kWh/anno un 40% di famiglie, superiore al valore, già piuttosto alto del 37% proveniente dal fit.

Il documento (4), così come il (10) che ne riprende i risultati, forniscono invece stime estremamente contrastanti rispetto a quelle sinora indicate. La base dati è diversa poichè considera i soli consumi residenti con contratto D2, ossia con potenza impegnata di 3kW, mentre la suddivisione in classi segue quella degli scaglioni della bolletta. La procedura statistica con cui sono stati ottenuti i dati in (4) è brevemente illustrata nello stesso articolo. Per raffronto si riportano le percentuali in (4) con quelle del fit già svolto, che - per correttezza - considera ora solo la frazione D2 e la suddivisione in scaglioni allineata a quella in (4).

Docum. (4)Fit statistico
Consumo da...a [kWh/anno]% fam.% fam.
09002.28%13.12%
900180015.28%25.90%
1800264032.49%26.71%
2640354032.21%19.69%
3540444012.22%9.48%
4440500005.58%5.10%
100.00%100.00%

Come si vede non vi è alcun accordo. Nel testo in (4) si afferma in effetti che il valor medio della distribuzione è di 2673 kWh/anno, ossia di un 18-19% maggiore rispetto ai dati dell'Autorità in (1) e al fit statistico.

Si nutrono sospetti sulla effettiva correttezza dei dati e/o delle procedure di stima utilizzate in (4). Tra i vari elementi risalta l'assunzione di un livello "base" medio di consumo attorno a 2170 kWh/anno che è posto crescere col numero di occupanti e col reddito familiare.
Rilevazioni abbastanza recenti mostrano invece che valori di consumo annuo assai più bassi sono del tutto normali. Uno studio del 2005-2006 condotto su 120 famiglie per analizzare Gli stili di consumo energetico in sei condomini campione della provincia di Bologna presenta una suddivisione incrociata in classi di consumo e consistenza numerica del nucleo familiare. In base a questa si desume che il 29% delle famiglie del campione stanno entro 1500 kWh/anno, valore pressochè coincidente con la stima ricavata dal fit statistico delle sole utenze D2. La percentuale aumenterebbe ad oltre il 40% se si estendesse la fascia di consumo di questo primo "scaglione" a 1800 kWh/anno. Il documento (4), anche tenendo conto della diversa numerosità delle famiglie del campione rispetto alle medie nazionali, predice solo il 17.5%.

Vi è un'altra ragione di fondo per respingere la tesi implicita in (4) secondo cui l'alto valore iniziale di consumo si combina con incrementi modesti in funzione della numerosità familiare (+24% passando da 1 a 2 persone, +21% passando da 2 a 3). Rilevazioni sui consumi elettrici domestici in altri paesi europei (Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio 1, Belgio 2, Belgio 3, Danimarca, Germania) mostrano infatti che gli incrementi passando da 1 a 2 persone sono dal +30% al +55% con valori più frequenti da +33% a +43%. Inoltre le famiglie di 4 persone tendono a consumare, quasi dovunque, circa il doppio di un single (2.00±0.25 volte) e non invece solo un +55% in più come assunto in (4).

Consideriamo ora i documenti (3), (5), (8), (9) e di nuovo il fit ottenuto da (1). Tutti questi sono direttamente confrontabili dato che considerano le sole utenze D2 e la stessa ripartizione in fasce di consumo. Il (5) riporta gli stessi dati di (8), e quindi verranno considerati solo una volta. Per il (3),slide n. 51, mancano le partizioni a 900 e 4440 kWh/anno per cui si è provveduto a scomporre in base ai dati degli altri due documenti.

Docum. (8)Docum. (9)Docum. (3)Media (8) (9) (3)Fit statistico
Consumo da...a [kWh/anno]% fam.Numero famiglie [milioni]% fam.% fam.% fam.% fam.% fam.
090013.8%2.5512.1%40.0%13.7%13.1%13.1%
900180023.5%5.4525.9%26.3%25.0%25.9%
1800264027.2%5.7327.2%27.0%27.0%27.2%26.7%
2640354020.0%4.1719.8%19.0%19.0%19.7%19.7%
354044409.2%1.919.1%14.0%8.4%9.0%9.5%
4440500006.3%1.255.9%5.6%6.0%5.1%
Complessivo100.0%21.06100.0%100.0%100.0%100.0%100.0%

Conclusione: i documenti raccolti hanno permesso di ricostruire in modo affidabile una ripartizione analitica dei consumi elettrici delle famiglie italiane residenti. Gli scarti tra il modello assunto (un best fit delle distribuzioni dei consumi nelle tipologie di contratti D2 e D3) e i dati reali sono tipicamente ±0.5% e al massimo ±0.9%. Considerato che tutti i dati raccolti possono riferirsi ad anni diversi, con piccole fluttuazioni dovute alle vicissitudini di mercato, il risultato raggiunto pare alquanto buono. Si suppone - anche in base alle Relazioni Annuali sullo stato dei servizi dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 - che la distribuzione dei consumi nei contratti D2 e D3 residenti sia rappresentativa di tutta l'utenza domestica familiare, quindi anche coloro, peraltro in porzione esigua, passati al mercato libero. Un cambiamento di fornitore non ha difatti ragione di riflettersi in subitanee variazioni delle abitudini di consumo.

Consumo elettrico medio annuo in relazione al numero di componenti

Molte nazioni europee tentano di fornire una stima del consumo elettrico annuo in funzione della composizione del nucleo familiare o di altri fattori (tipologia dell'abitazione in primis), tramite rilevazioni a campione, dati statistici preesistenti, simulazioni, analisi ecc. Si tratta in genere di studi che tentano di individuare i principali fattori esogeni che influenzano il consumo familiare: tra questi possono comparire anche l'età dei membri della famiglia, lo stato di occupazione, il reddito, l'istruzione, l'ambito abitativo (urbano/extraurbano), ecc. Tali valutazioni puntano a estrarre elementi di validità generale e mediata sull'insieme delle famiglie; usano quindi un approccio complementare a quello di KiloWattene che ricostruisce il consumo di una singola famiglia in base ai dati endogeni di possesso e utilizzo delle varie apparecchiature.
Grossolanamente i fattori esogeni saranno i "dati a priori", che influenzano indirettamente il consumo domestico, ma sui quali è difficile o assurdo pensare di intervenire. La variabilità rimanente sarà dovuta principalmente a termini endogeni che rivelano i diversi stili di vita, attitudine al risparmio, attenzione all'efficienza degli apparecchi acquistati e posseduti.

In Italia la prima valutazione di ENEL del consumo annuo contro la numerosità familiare risale al 1993 ed è basata su un modello di di possesso, uso e consumo di alcuni elettrodomestici o loro combinazioni (in pratica forno elettrico e scaldabagno), in modo da approssimarsi al meglio coi valori rilevati nei diversi casi. Le stime sono poi pesate in base allo share delle diverse combinazioni per dare un valore medio dipendente solo dalla consistenza familiare.
Notiamo, nella valutazione di ENEL, che una famiglia di 2 persone pare consumare il 45% in più rispetto a un single, mentre 4 persone consumano il doppio di un single, più precisamente 2.03 volte. Va notato peraltro che il valore medio complessivo di 2477 kWh/anno fornito da ENEL non è deducibile dai soli dati riportati.

Comunione e divorzio nei consumi familiari

I dati di ENEL introducono alla questione generale di quanto l'aumento di 1 unità nei membri di una famiglia possa incrementare i consumi. È chiaro che diversi dispositivi domestici (frigorifero, televisore, condizionatore,...) avranno consumi poco dipendenti dal numero di persone che ne fruiscono contemporaneamente. Altri al contrario (scaldabagno, asciugacapelli, computer,...) incideranno per lo più su base individuale. Di norma si ricade nel caso intermedio (lavatrice, lavapiatti,...), perchè il maggior uso è parzialmente compensato da uno sfruttamento a pieno carico. Solo in rari casi si avrà un incremento più che proporzionale al numero di persone, dovuto a variazioni delle abitudini d'uso (alcune ipotesi: videogioco iper-utilizzato da una coppia di figli rispetto a uno solo, forno elettrico più sfruttato da nuclei di 2-3 persone rispetto ai single, ecc.).
Queste considerazioni qualitative portano a ritenere che gli incrementi del consumo medio si riducano man mano che aumenta la dimensione familiare, ossia che ogni persona aggiuntiva porti a un peso via via decrescente. In realtà la situazione è complicata da altre variabili nascoste: una famiglia più numerosa necessita e di fatto vive in spazi maggiori, possiede e usa più dispositivi elettrici, alcuni dei quali con consumi complessivi di stand-by non trascurabili.

Dal punto di vista squisitamente statistico la scelta attuata da gran parte degli autori è di porre le numerosità familiari come "dummy variables" indipendenti nella regressione, scartando così l'ipotesi di linearità dei consumi al cresecere della dimensione familiare che, come detto, sarebbe erronea.
Un andamento apparentemente aleatorio, ossia con alti e bassi nel consumo incrementale con l'aumento di una persona del nucleo familiare, si osserva così in quasi tutte le rilevazioni in paesi europei, per quanto fatte su campioni statisticamente significativi e con metodologie corrette. Ma, benché sorprendente, questo vale anche in alcuni studi in cui si è assunta la linearità. Paradigmatico è il caso dei consumi delle famiglie Danesi stimati sia per dimesione familiare che per tipologia di alloggio. A parità di alloggio il modello è semplicemente lineare: ogni persona in più nella famiglia aggiunge 459 kWh/anno se l'alloggio è un appartamento, 774 kWh/anno se la famiglia vive in villetta indipendente. Quando però si pesano i consumi sulla ripartizione delle tipologie di alloggio si producono apparenti anomalie: l'aumento di consumo al variare della numerosità della famiglia non è più lineare e risulta più cospicuo, in particolare passando da 3 a 4 persone. La spiegazione è appunto che le famiglie, all'aumentare del numero di persone, si "portano dietro" effetti di altre variabili - tra cui dimensione e tipo di alloggio - che influenzano sostanzialmente tutto il ménage familiare e i consumi elettrici.
Un andamento analogo e poco prevedibile si osserva dai dati raccolti per il rapporto SEREC belga già citato, dove invece il "salto" più cospicuo compare passando da 4 a 5 persone.

La situazione italiana

Non sono disponibili stime da misure dirette più recenti di quelle ENEL 1993. Sia il documento sopra citato Tariffe di fornitura dell’energia elettrica ai clienti domestici..., dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, febbraio 2003, sia il più recente La misura della povertà assoluta di ISTAT, aprile 2009, fanno ancora riferimento alla tabella ENEL, adducendo, a parziale giustificazione, il permanere delle condizioni di validità delle vecchie stime. In effetti la "media" del consumo delle famiglie italiane di ENEL (2477 kWh/anno) è addirittura più alta di quella ricavata dai dati più recenti dell'Acquirente Unico (2419 kWh/anno).
Ciò non significa automaticamente che è migliorata la nostra attitudine al risparmio elettrico. Un termine importante proviene dalla variazione delle composizioni familiari: dal 1993 al 2008 il numero medio di componenti a famiglia è passato da 2.77 a 2.48. Famiglie complessivamente meno numerose implicano che, a parità di altri fattori, il consumo elettrico medio a famiglia dovrebbe ridursi, benché in maniera men che proporzionale. Una stima ragionavole è che il solo effetto demografico avrebbe dovuto portare a una diminuzione dei consumi familiari del -5%. Poichè la riduzione reale è inferiore concludiamo che una stessa tipologia di famiglia (cioè a parità di numero di componenti) ha in realtà aumentato il proprio consumo di un +3% nel corso degli ultimi 15 anni. In tale periodo i principali elettrodomestici delle case italiane sono migliorati come efficienza a parità di apparecchio, con una riduzione del 18% sui consumi. L'inevitabile conclusione è che la nostra intensità d'uso (grandezza/potenza, numero e tempi di utilizzo dei dispositivi) è cresciuta di circa un 20%.

La già citata analisi di ISAE, novembre 2007, sappiamo essere difforme dalle stime ENEL e contraddistinta da un alto valore di consumo per i single assieme a un basso incremento sia passando a famiglia di 2 persone (+24% di consumo rispetto ai single) sia di 4 persone (+55% rispetto ai single). I risultati forniti provengono da elaborazioni indirette e vanno considerati con cautela.

Lo scenario europeo

Cominciamo al solito raccogliendo le fonti informative sulla stratificazione dei consumi al variare della dimensione del nucleo familiare in vari paesi europei. Alcune nazioni presentano però peculiarità dovute alla tariffazione (ad es. forti incentivi al consumo notturno anche per il riscaldamento) o a diversa tipologia e distribuzione nell'uso degli apparecchi domestici. Altrove la cucina con fornelli elettrici può essere quella più diffusa, oppure l'acqua calda sanitaria è prevalentemente prodotta con sistemi elettrici (benchè in peasi come Svizzera, Germania, Austria e Svezia i sistemi a pompa di calore ne riducano l'impatto sui consumi). In area mediterranea (Grecia, Croazia, Spagna) il condizionatore è diffuso e utilizzato mentre l'asciugatrice raramente si affianca alla lavatrice, nei paesi nordici la sauna è dotazione quasi essenziale. Una suddivisione sommaria dei consumi familiari per peaese e per i diversi usi elettrici è riassunta nella tabella Trends in electricity consumption per dwelling del progetto europeo Odyssee.
In base a tali specificità s'è scelto di includere solo alcune nazioni che per caratteristiche climatiche e socioeconomiche - as es. bassi consumi elettrici rispetto alla media dei maggiori paesi europei - fossero più vicine della realtà dei consumi domestici italiani.

Assumeremo "per buoni", per ogni documento individuato, i valori relativi di consumo elettrico per famiglie di 1, 2, 3 e 4 persone. Come preannunciato ogni stima indipendente può presentare discontinuità, ossia "salti" irregolari al crescere dei componenti familiari, ma ogni nazione (e a volte rilevazioni di autori diversi riferite allo stesso paese) collocano queste singolarità in posizioni diverse. In sintesi l'andamento poco regolare può essere considerato una sorta di rumore di fondo delle varie elaborazioni statistiche, ed ha quindi senso - in mancanza di indicatori nazionali più puntuali - mediare sui dati per ricavare un'andamento generale.
Segue una tabella di sintesi per alcune nazioni europee al fine di tracciare un andamento generale

Austria

Statistik Austria ha prodotto di recente lo studio Strom- und Gastagebuch 2008 con analisi assai particolareggiata dei consumi elettrici familiari e tavole disponibili in formato Excel. Quella a pag. 50 permette di riadattare i consumi austriaci alle abitudini italiane, assumendo percentuali d'uso diverse. S'è posto: asciugatrice 25%, cottura 40% (in Italia scarsa penetrazione dei fornelli elettrici ma discreto uso del forno), condizionamento 200% (Italia = doppio che Austria), illuminazione 85% (effetto della latitudine), acqua calda da boiler 55%, riscaldamento elettrico 15%. I dati Odyssee e altre stime sono serviti come guida per l'assegnazione di tali percentuali. Una particolarità delle tavole Statistik Austria è l'indicazione sia del valor medio che della mediana delle distribuzioni di consumo. Come - e ancor più - che per l'analisi italiana si ha sempre uno scostamento pronunciato tra questi due dati, a ulteriore controprova delle dispersioni asimmetriche dei consumi. Altro dato interessante - seppur al di fuori delle finalità del presente studio - è la forte dipendenza del consumo dalla tipologia abitativa, con incremento attorno al 50% per metrature più grandi o villette mono/bi-familiari.
I consumi elettrici totali, ricondizionati al profilo d'uso italiano, risulterebbero [kWh/anno/abitazione]: 2226 per 1 persona sola, 2910 per 2 persone, 4187 per 3 p., 4373 per 4 p.

Malta

Dati indiretti provengono dal sistema di tariffazione maltese in vigore sino al 2008, con agevolazioni per bassi consumi dipendenti dalla consistenza familiare. Si presuppone implicitamente che i massimali di consumo a tariffa ridotta, seppur inferiori ai reali consumi medi delle famiglie, siano ottenuti come frazione fissa di questi, e che quindi siano rappresentativi dell'incremento di consumo con la dimensione familiare.
I valori assegnati dalla società elettrica risultano [kWh/anno/abitazione] 1400 per 1 persona sola, 1850 per 2 persone, 2175 per 3 p., 2600 per 4 p.

Spagna

Il "Proyecto INDEL - Atlas de la demanda eléctrica española", di Red Electrica de España, anno 1998, è un ponderoso rapporto su domanda e distribuzione del consumo elettrico in Spagna nei vari settori. La parte sui consumi domestici, seppur alquanto particolareggiata, non riporta nella sua intierezza l'andamento per consistenza familiare. È occorso - tramite incrocio coi dati demografici spagnoli e opportune condizioni di continuità sull'andamento dei consumi - risalire ai singoli valori.
Stime consumi familiari [kWh/anno/abitazione]: 1415 per 1 persona, 1924 per 2 persone, 2299 per 3 persone, 2618 per 4 p., 2895 per 5 p., 3189 per 6 o più persone.

Paesi Bassi

Lo studio "Basisonderzoek Elektriciteitsverbruik Kleinverbruikers 2000" di ECN Energy Research Centre of the Netherlands fornisce tra i vari risultati l'andamento dei consumi in relazione alla numerosità familiare. Non disponibile su Internet, ma il grafico e i valori sono riportati sul rapporto Evaluation des charges résidentielles dell'Università di Liegi.
I consumi elettrici totali risultano [kWh/anno/abitazione]: 2220 per 1 persona sola, 3095 per 2 persone, 3875 per 3 p., 4345 per 4 p., 4910 per 5 p., 5295 per 6 o più persone.

Belgio

I dati di consumo belgi sono stati oggetto di svariate ricerche al fine di comprendere perché la media nazionale sia alquanto più alta di quella di paesi vicini come Danimarca e Paesi Bassi. Forti differenze sociali e degli stili di vita possono essere parziali spiegazioni. Ai fini del presente documento si riportano i valori ricavati dalla Commission Wallonne pour L'Énergie per il segmento di normali utenze domestiche con consumi relativamente contenuti. I valori sono prossimi a quelli ipotizzabili per le famiglie italiane. Tali dati sono segnalati ad esempio nel rapporto SEREC e in diverse brochure informative rivolte ai consumatori.

Sintesi consumi elettrici familiari italiani ed europei

Consumi per famiglia in relazione al numero di persone [kWh/anno]
Nazione1 persona2 persone3 persone4 personeIncrem. 1p->2pIncrem. 1p->4p
Italia (ENEL)1434208125812917+45%+103%
Italia (ISAE)2168269431343442+24%+59%
Austria2226291041874373+31%+96%
Malta1400185021752600+32%+86%
Spagna1415192422992618+36%+85%
Paesi bassi2220309538754345+39%+96%
Belgio1575220027053150+40%+100%

Dalla tabella emergono più similarità che differenze, a parte le due stime italiane stranamente piazzate al limite degli intervalli di valori per quanto riguarda l'incremento al variare del numero di componenti. Al fine di impostare una nuova e più ragionevole ripartizione dei consumi in relazione alla dimensione familiare italiana, occorre soddisfare alcune di condizioni:

Proposta di assegnazione del consumo elettrico medio in relazione al numero di componenti

Numero di componenti nella famigliaMedia
12345672.49
Frazione percentuale di famiglie con quel determinato numero di componenti
27.2%27.8%21.1%18.0%4.6%1.05%0.29%
Consumo elettrico familiare annuo ipotizzato [kWh/anno]Media
16402210269031403580401044302415
Incremento di consumo passando da 1 a più componenti familiari
+35%+65%+92%+119%+145%+171%

La frazione di famiglie in relazione al numero di componenti è ricavata dalle stime ISTAT per gli anni 2007-2008 e 2009 indicate ad esempio su I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2008 di Eurosistemi - Banca d'Italia, e La misurazione delle tipologie familiari nelle indagini di popolazione di ISTAT 2010.

Il consumo elettrico annuo a famiglia è assunto crescere col numero di componenti in modo da adattarsi al meglio ai vincoli esplicitati più sopra. Inoltre si osserva una discreta corrispondenza con l'indagine di consumo dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose che riporta 4200 kWh come valor medio per un nucleo di 7 persone.

Ad ulteriore verifica delle assunzioni s'è tentato di ricostruire da questi dati la "ripartizione percentuale delle famiglie italiane in fasce di consumo" (mediata quindi su tutte le possibili consistenze familiari) descritta più sopra. L'accordo coi dati dell'Autorità è abbastanza buono (±1% sulle varie fasce di consumo) ma meno aderente alla realtà dei fatti rispetto al fit ottenuto con un'unica distribuzione.
Le singole distribuzioni dei consumi dei diversi nuclei familiari non sembrano mostrare l'asimmetria riscontrata nella distribuzione complessiva, ma parrebbero invece più vicine alla consueta distribuzione normale simmetrica. La varianza assegnata ad ogni tipologia di nucleo familiare è circa il 50% della media dei consumi, valore che meglio si accorda coi dati sperimentali. Le stime SEREC per il Belgio, benché assai diverse come valori medi di consumo e forma delle distribuzioni utilizzate, portano in pratica a spread simili: l'intervallo 75º-25º percentile è in entrambi i casi circa 0.71 volte la mediana (benché collocato per i belgi in maniera asimmetrica). L'esiguità delle informazioni a disposizione non permette di condurre un'analisi più puntuale e particolareggiata. Occorrerebbero ulteriori indagini a campione, sul tipo di quelle austriache o belghe, per raccogliere le indicazioni necessarie a suffragare le varie ipotesi assunte.
Va sottolineato inoltre che il legame tra numerosità familiare e consumi elettrici "passa" attraverso una quantità di altre variabili (reddito, superficie e tipologia dell'alloggio, livello di istruzione, età, ...) che possono richiedere la messa a punto e verifica di un modello previsionale complesso, che riveli mutue correlazioni causa/effetto tra di esse.
La presente analisi si limita invece ad osservare il solo effetto finale del numero di persone sui consumi, partendo da dati semplici e direttamente confrontabili. Laddove si utilizzano modelli anomali - che qui si sono scartati - si giunge a risultati apparentemente paradossali: ad esempio uno studio tedesco assegna un peso additivo ad ogni componente familiare in relazione all'età, concludendo che gli anziani oltre i 60 anni consumano quasi il doppio dei teenager. La spiegazione è banalmente che gli anziani vivono spesso soli o in coppia, mentre i teenager vivranno prevedibilmente in nuclei di 3-4 persone. Il presente modello arriva quindi a stime simili dei consumi familiari con minore complessità.
Va notato peraltro che i tentativi condotti dai vari autori per estrarre altri indicatori significativi, oltre alla numerosità familiare, non sembrano portare a risultati unanimi e conclusivi che possano quindi trovare diretta applicabilità alla situazione italiana.

Il test interattivo

Sulla base dei dati ricavati sino ad ora si è voluto costruire un test interattivo di valutazione del consumo familiare in raffronto con quello che si ritiene essere - in base all'analisi si qui condotta - il valore di riferimento per i nuclei con la stesso numero di persone. Si è scorporato il termine di produzione elettrica di acqua calda sanitaria, ossia il boiler, poiché esso è di fatto una variabile esogena (benché nel risultato del test se ne consigli la sostituzione con un sistema a pompa di calore) e perché incide fortemente sui consumi totali elettrici (in genere il 30-40%) per le abitazioni che ne sono provviste. In tal modo non viene falsata la stima per questo gruppo di utenza. Un ulteriore piccolo termine correttivo è dato dalla superficie dell'alloggio. Sta di fatto che queste tre variabili - ossia dimensione della famiglia, riscaldamento elettrico dell'acqua e alloggio - sono indubitabilmente quelle col più alto peso predittivo, come ripetutamente confermato a partire dai primi studi sull'argomento (cfr. Electric Energy Usage in the Home: A Predictive Model del 1980) sino ad oggi.
Le soglie con cui si è suddiviso il consumo familiare generano 7 classi: "estremamente basso", "molto basso", "abbastanza basso", "normale", "un po' alto", "molto alto", "estremamente alto", con confini tra loro posti al 25º, 35º, 45º, 55º, 65º e 75º percentile.

Valutazione consumi elettrici per acqua calda sanitaria

L'ammontare di consumo per acqua calda, sia da boiler tradizionale che a pompa di calore, è dedotto dalle valutazioni fornite da KiloWattene e da una serie di dati indipendenti. Le indagini ENEL 1985-1993, riprese integrate ed estrapolate al 1996 nel Rapporto CESI su Individuazione delle tendenze della domanda e delle tecnologie per usi finali... del 2004, portano a stimare un consumo medio di 1056 kWh a utenza che ne sia provvista, valore pressoché confermato (1050 kWh) nel documento di consultazione Proposte per l’attuazione dei decreti ministeriali del 24 aprile 2001 per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali dell'Autorità per l'energia elettrica, aprile 2002. Il più recente Promozione delle elettrotecnologie innovative negli usi finali di ENEA, 2009, dà nell'esempio di sostituzione di scaldabagno elettrico con sistema solare termico un fabbisogno di 1936 kWh per famiglia di 4 persone: valore che, anche dopo riduzione a numerosità tipica della famiglia, risulta piu alto del precedente. Il Ministero dell'Ambiente, su Tecnologia, Applicazioni e Potenzialità del Solare termico, stima in 1.94 kWh il fabbisogno giornaliero a persona per produrre 50 litri acqua calda con boiler tradizionale (pari a 1770 kWh/anno per la famiglia media). L'opuscolo ENEA Noi per lo sviluppo sostenibile, maggio 2004, indica un consumo annuo di 90000 litri di acqua calda per una famiglia di 4 persone (ossia 60 litri/giorno/persona). Il recente studio europeo Eco-design of Water Heaters, settembre 2007, indaga in profondità la questione mostrando vistose differenze tra i paesi nel consumo di acqua calda. Il consumo medio normalizzato agli standard italiani, dove il riscaldamento dell'acqua si suppone avvenire da 15 °C a 45 °C, è di 38 litri pro capite al giorno e 1376 kWh/anno per nucleo familiare, valori inferiori alle più recenti stime nostrane.
Occorre in ogni caso operare distinzioni tra fabbisogno, consumo medio e consumo reale, considerando che l'erogazione dei quantitativi d'acqua calda attraverso un boiler tradizionale elettrico ad accumulo è limitata, in confronto ad esempio ai sistemi istantanei a gas. Ciò può produrre, per i boiler elettrici, una reale contrazione dei consumi rispetto ai valori sia di fabbisogno che di consumo ottenuto mediando su tutte le tecnologie di generazione attualmente installate nelle case. Tale effetto di "saturazione" del consumo - dovuta all'effettiva incapacità di un boiler a ricostituire ampi volumi di acqua calda in tempi brevi - non era stato considerato nel modello di consumo di KiloWattene, e potrebbe eventualmente essere aggiunto in versioni successive dello strumento, in funzione del volume dell'apparecchio e del numero di utilizzatori.
Valori credibili e moderatamente conservativi per i consumi elettrici dei boiler tradizionali sono stati quindi fissati all'80% del consumo originariamente stimato da KiloWattene, nell'ipotesi che l'apparecchio installato sia di una dimensione adeguata alle normali necessità della famiglia (ossia volume proporzionato al numero di utilizzatori), con un'età di 10 anni e vi sia presenza solo parziale di riduttori di flusso ai punti di erogazione. I consumi annui risultano così essere di 694, 1049, 1401, 1750, 2097 kWh/anno per famiglie di 1, 2, 3, 4 e 5 persone. La media pesata su tutte le tipologie di famiglie dà 1222 kWh/anno, un valore intermedio rispetto a tutti quelli sopra riportati.
Lo strumento di "test dei consumi", nel caso si indichi la presenza di boiler elettrico, ne suggerisce la sostituzione con uno a condensazione e predice per questo intervento una contrazione del 65% dei consumi elettrici per l'acqua calda e una riduzione della spesa per la fornitura elettrica in base alle tariffe attuali. S'è optato per il sistema a condensazione, come riferimento su cui valutare il risparmio e la riduzione dei consumi, poiché non richiede la stesura di una nuova linea gas. É quindi una soluzione con piccoli interventi idraulici non particolarmente onerosi, praticabile pressochè ovunque sia già installato un boiler elettrico tradizionale. Il valore del 65% di riduzione del consumo è conservativo e corrisponde a un COP della pompa di calore di 2.85 contro il 3.0 o più degli apparecchi in commercio. I modelli disponibili in Italia sono attualmente in numero limitato (Ariston Nuos 80 100 e 120, StyleBoiler HP 180 e HP 300, Vaillant geoTherm, Vießmann Vitocal) ma dovrebbero aumentare.

Interessante è l'indagine del Progetto risparmio idrico Bagnacavallo, che ha coinvolto 1900 famiglie e in cui si sono valutati consumi e risparmi (sia dei quantitativi di acqua che economici) prodotti dall'installazione di riduttori di flusso, anche in funzione della composizione familiare. Il consumo di acqua calda risultava ridotto in media di un 16%; i risparmi economici annui andavano da 30 a 66 euro al variare del numero di persone in famiglia. Invece il "test di consumo" familiare qui riportato, nel suggerimento di sostituzione dello scaldabagno, indica come c'era da aspettarsi una riduzione stimata dei consumi elettrici circa quattro volte quella osservata nell'indagine di Bagnacavallo (dove vi era solo riduzione del flusso d'acqua), ed è parimenti verificata dal confronto dei risparmi che appaiono scalati di conseguenza.
La valutazione del risparmio economico è pure in accordo con la stima dell'opuscolo ENEA di 516.00 euro/anno per una famiglia di 4 persone. Nel "test", supponendo 4800 kWh per tale famiglia, si ottengono circa 320 euro/anno di risparmio, ma qui l'ipotesi è che si passi a un boiler a condensazione che fa risparmiare solo il 65% dell'energia elettrica del boiler originale e indicativamente la stessa frazione a livello di importo (516×0.65=335 euro).
Un'altro approccio per la verifica della quota di consumo dovuto allo scaldabagno elettrico parte dalla percentuale di energia elettrica domestica nazionale dedicata al riscaldamento acqua (8-9%) e dalla frazione di abitazioni dotate di scaldabagno elettrico (circa 18%). Si desume che per tali abitazioni circa 1/3 del consumo elettrico totale sarà impegnato per scaldare l'acqua, che è in accordo coi risultati del test.

Valutazione dei consumi elettrici al variare della dimensione dell'alloggio

Non è disponibile alcun dato a livello nazionale che scorpori dai consumi l'effetto del numero di occupanti da quello di dimensione dell'abitazione. Sta di fatto che la superficie occupata - a parità di composizione familiare - ha comunque un effetto debole ma non trascurabile. Il moltiplicarsi di dimensione e numero delle stanze, ad esempio un seminterrato con cantinetta e servizi, porta facimente ad un incremento del numero di dispositivi disseminati nella casa: vuoi un congelatore o un televisore aggiuntivo, oppure un telefono cordless o un interfono, un secondo computer, un condizionatore, ecc. Gli alloggi di maggior metratura si ritrovano spesso in zone periferiche a più bassa densità abitativa e rivelano l'uso di dispositivi elettrici poco utilizzati o pressoché assenti in ambito urbano: luci esterne e in giardino, antifurto, cancello elettrico con telecomando, motofalciatrice (elettrica), "insetticida" con lampada UV e/o a fornelletti elettrici, finestre ad abbaino telecomandate, ecc. Alcuni di questi dispositivi paiono possedere consumi tracurabili, ma la somma degli assorbimenti di standby può non esserlo.
È parso giusto includere il termine medio di questi extra-consumi nella valutazione prodotta dal test. Assodato che un'ampia metratura porta con se degli effetti sui consumi elettrici, questi non vanno imputati a cattiva volontà o minore propensione al risparmio, ma piuttosto a diversa organizzazione (spesso necessaria o "inevitabile") degli spazi e del ménage familiare. Abitazioni di maggior superficie si riscontrano più spesso in zone periferiche, relativamente distante da spazi urbani. In tali cisrcostanze l'uso di un capiente freezer può risultare vitale per conservare i prodotti dell'orto o per accumulare acquisti di surgelati che avvengono più sporadicamente rispetto a chi abita in prossimità di zone commerciali. Al contrario una casa piccola, e magari sprovvista di cantina, potrebbe precludere a priori l'acquisto e l'uso di un freezer, semplicemente per mancanza di spazio sufficiente.
Come al solito le analisi in altri paesi tra cui Danimarca e Germania aiutano a determinare un fattore indicativo di extra-consumo che sta tra 6 e 12 kWh/anno per ogni metro quadro di area dell'alloggio in più (o in meno) rispetto alla media dell'area occupata da una determinata composizione familiare. Il valore (intermedio tra i due citati, ma arbitrario) assunto per la procedura di "test dei consumi" è di 8 kWh/m2/anno. È abbastanza evidente che è la tipologia dell'alloggio e dell'ambiente circostante - più che la superficie in sé - a determinare alcune abitudini di consumo, tant'è che diversi studi considerano solo l'effetto dato dal tipo di abitazione (urbana-condominio contro extraurbana-isolata). Essendovi comunque una marcata correlazione tra queste due variabili si è ritenuto di usare qui il termine di superficie. I dati italiani che si sono presi a riferimento per le superfici tipiche provengono da uno studio della Regione Toscana che raffronta le dimensioni degli alloggi, in Toscana appunto, e in Emilia-Romagna e Veneto, in funzione del numero di occupanti (1, 3 e 5 persone). Dati analoghi si ricavano da un Rapporto della Provincia di Trento sulle condizioni abitative. Tali documenti mostrano una limitata variabilità geografica delle superfici abitative (in Veneto ed Emilia mediamente un po' più grandi che in Toscana o in Trentino) ma un andamento molto simile in relazione alla dimensione della famiglia. Si sono quindi presi valori medi di superficie, che possono essere considerati suficientemente rappresentativi della realtà italiana: 81 m2 per famiglia di una persona, 92.5 m2 per due persone, 101.5 m2 per tre persone, 106.5 m2 per quattro, ecc.
Il dato di superficie inserito nel "test" è raffrontato con questi valori per produrre la correzione da apportare ai consumi annui attesi. Ad esempio una famiglia di 3 persone che vive in 150 m2 ha a disposizione 48.5 m2 in più rispetto alla media e si suppone che ciò possa portare a un incremento "fisiologico" di consumo di 390 kWh/anno rispetto a chi vive in un alloggio di dimensione normale, ossia pari alla media. Il valore assoluto dell'incremento (o decremento se invece la casa è più piccola della media) appare alquanto ragionevole.


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Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2016