KiloWattene - Le Bollette spiegate

I contratti standard

Gran parte delle famiglie italiane hanno fornitura elettrica nel luogo di residenza e usufruiscono di una potenza massima di 3 kW. È la soglia oltre la quale "salta il contatore", un valore esiguo ma sufficiente a far funzionare gli apparecchi con picchi di assorbimento (spesso di breve durata) come lavatrici, lavapiatti, forno elettrico, ferro da stiro, asciugacapelli, stufette.

Il contratto più diffuso è perciò quello del servizio di maggior tutela, tariffa D2 residenti (dal 2018 ribattezzata TD), potenza 3 kW; non necessariamente il più economico sulla piazza, ma caratterizzato da un prezzo a kilowattora (kWh, l'unità di misura dell'energia elettrica consumata) correlato al costo dei prodotti fossili coi quali ancora si produce oltre il 50% dell'elettricità italiana. Gli aumenti e le riduzioni trimestrali dei costi all'utenza riflettono le variazioni dei costi di produzione, determinando un prezzo definibile equo. Il contratto D2, oggi TD, è inoltre strutturato per essere vantaggioso per i consumi medio-bassi, sia perché il costo dei "primi" kilowattora consumati è inferiore, sia perché le imposte sono totalmente scontate nella bassa fascia di consumi. Se si è interessati ai soli costi finali in bolletta, senza un'analisi delle singole voci che la compongono, è sufficiente utilizzare il Bollettòmetro inserendo le date di inizio / fine delle singole bollette e il consumo nel periodo.

Quando i 3 kW risultano insufficienti occorre richiedere una potenza superiore - ad esempio 4,5 kW o 6 kW. Sino al 2017 per avere potenza aggiuntiva si ricadeva nel contratto D3, lo stesso che è applicato ai non residenti, con importi che a parità di consumo sono circa il 50% più costosi di quelli dei residenti. Dal 2018 è possibile mantenere il contratto domestico residente TD (ex D2) anche con potenza maggiore di 3 kW, quindi con un aggravio di spesa minore, imputabile principalmente alla perdita del diritto allo "sconto" delle accise su 1800 kW/anno.


Le voci che concorrono al costo finale

Si possono suddividere in:


Gli ambiti dell'analisi

Nel seguito, con l'aiuto delle tabelle e dei grafici disponibili, si può comprendere:


Cos'è cambiato nel 2016 e 2017?

Oltre all'avvento nel 2016 della cosiddetta bolletta 2.0 - un aggiustamento più che altro cosmetico - è in corso un processo di progressivo abbandono della tariffazione a scaglioni che assegna prezzi unitari maggiori per chi ha consumi più alti.

La riforma, voluta dall'Autorità per l’energia elettrica il gas e il servizio idrico, produce effetti ambivalenti.
Da un lato muove verso un sistema tariffario più semplice e di facile comprensione, che dovrebbe indurre ad una maggior competitività e trasparenza dei fornitori sul mercato libero. Inoltre intende eliminare la peculiarità, tutta italiana, della scarsa o mancata adozione di soluzioni energetiche efficienti perché penalizzate dall'uso della tariffazione elettrica progressiva: ad esempio riscaldamento e/o acqua calda sanitaria con pompe di calore. Il maggior onere per famiglie con basso reddito, spesso caratterizzate da bassi consumi ma anche medio/alti per quelle numerose, è calmierato dal "bonus" sociale che tenta quindi di riequilibrare anche l'incongruenza del "chi più consuma ancor più paga". Un quadro sommario viene dato nel comunicato stampa dell'AEEGSI (Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico) del dicembre 2015.
Si sta di fatto attuando, attraverso l'aumento dei costi fissi, una penalizzazione delle utenze a più basso consumo tra cui in particolare i pensionati e i single a basso reddito. La distribuzione dei consumi annui residenziali italiani indica che un 28% delle famiglie non oltrepassa i 1500 kWh/anno. Per costoro l'aggiustamento tariffario avvenuto dal 3º trimestre 2015 al 1º trimestre 2017 si riflette in un "potere di acquisto" ridotto di un 30% secco: se prima con 250 euro/anno si acquistavano 1489 kWh/anno (ancor di più tenendo conto delle tariffe dei precedenti trimestri) dal 1º gennaio 2017 se ne acquistano 1033.

Nel comunicato stampa dell'AEEGSI si afferma: "La riforma [delle tariffe elettriche], introdotta dalla direttiva europea 27/2012 sull'efficienza energetica, recepita in Italia [...] prevede che gradualmente venga superata l'attuale struttura progressiva delle tariffe". In realtà non vi è alcun nesso diretto tra la 2012/27/UE e l'eliminazione delle tariffe progressive. È con la legge n. 96 del 6 agosto 2013, art. 4, punto 1, che si afferma "Al fine di favorire l'efficienza energetica [...] il Governo è tenuto a introdurre disposizioni che attribuiscano all'AEEG il compito di adottare uno o più provvedimenti volti ad eliminare l'attuale struttura progressiva delle tariffe elettriche". Detto in breve il Governo, convinto (ma di fatto non obbligato dal recepimento della direttiva UE) che l'efficienza energetica passi attraverso il superamento delle tariffe progressive, si sente in dovere di affidare questo compito all'Autorità.
Il rapporto Energy Saving Policies and Energy Efficiency Obligation Scheme – D2.1.1: Report on existing and planned EEOs in the EU – Part II: Description of planned schemes, marzo 2015 (aggiornamento aprile 2016) passa in rassegna le misure già intraprese e pianificate dai diversi paesi europei per l'attuazione degli impegni assunti col recepimento della direttiva 2012/27/UE. Si scopre così che Malta dal 2016 ha imposto al fornitore di energia elettrica nazionale EneMalta Plc l'adozione di una tariffa progressiva che premia le utenze domestiche con più bassi consumi, promuovendo in tal modo l'efficienza energetica. Si è davanti ai due casi opposti in cui ora l'adozione (Malta) e ora l'abbandono (Italia) di tariffe progressive vengono entrambi considerati funzionali ed efficaci per gli obiettivi della 2012/27/UE. Sarebbe utile raccogliere e analizzare ulteriori elementi a sostegno dell'una e dell'altra tesi.
Lo stesso comunicato stampa afferma: "La riforma della tariffa inoltre consentirà di liberare il potenziale di installazione di apparecchiature elettriche efficienti (come ad es. pompe di calore, auto elettriche o piastre a induzione)". Anche qui l'affermazione andrebbe supportata e articolata. Per le pompe di calore già esiste la tariffa D1 non progressiva e quindi non penalizzata dal raggiungimento di alti consumi. Le auto elettriche sono ancora nella loro infanzia in tutti i paesi europei, ossia anche laddove il regime tariffario è a loro più favorevole. La ricarica si effettuerà in futuro con colonnine condominiali o nei parcheggi, con pagamento a consumo svincolato dall'utenza domestica e quindi non soggetto a tariffe progressive. Le piastre di cottura a induzione, dati alla mano, sono in media solo il 9% più efficienti di una vetroceramica. Il loro consumo di energia finale - a parità di risultati di cottura - è un 30% inferiore al gas, ma il loro consumo di energia primaria è poco maggiore del gas (quindi non c'è vantaggio ecologico). I costi attuali del gas per unità di energia consumata, sono circa un terzo di quelli elettrici, e non c'è riforma tariffaria che possa rendere appetibile l'elettricità per cucinare.

Nel 2017 la differenza di costo tra la tariffa D2 3kW e la D3 (4,5 kW) resta alta benché minore che in passato. Una famiglia con consumi attorno a 2500-2700 kWh/anno pagherebbe a parità di consumi circa 225-230 euro in più passando dall'una all'altra (l'aumento di costo della D3 è circa +55% rispetto alla D2) solo per il fatto di volere o dovere disporre di una maggior riserva di potenza rispetto ai 3kW, valore con cui tra l'altro l'Italia segna il limite inferiore tra le forniture elettriche domestiche dei paesi europei.


Analisi delle voci in tariffa D2

Si fa riferimento alla tabella sul sito dell'Autorità per l’energia elettrica il gas e il servizio idrico: Condizioni economiche per i clienti del Servizio di maggior tutela relative al 1º trimestre 2016 (scarica Excel, 64kB), riportata anche come figura qui a lato. Idem per il 3º trimestre 2015 (scarica Excel, 111kB) e relativa figura.

Quota fissa annuale

Nella quota fissa si intende qui sia il contributo della vera e propria quota fissa in tabella, sia quello della quota potenza da moltiplicare per la potenza, ossia i 3 kW disponibili con la D2. L'Autorità riporta i valori annuali, che nelle bollette vengono suddivisi e caricati in misura di 12 mensilità uguali. In genere la quota fissa resta invariata nel corso dell'anno solare, mentre gli aggiornamenti trimestrali ritoccano solo la quota energia.

Per il 2016 si ha quota fissa 26,65 euro/anno + quota potenza 7,01 euro/kW/anno × 3 kW (potenza disponibile) = 47,69 euro/anno. Più 10% IVA = 52,46 euro/anno. Al 2015 si aveva quota fissa 42,62 euro/anno + quota potenza 10,06 euro/kW/anno × 3 kW (potenza disponibile) = 72,79 euro/anno. Più IVA 10% = 80,07 euro/anno. In breve dal 2015 al 2016 si è verificato un aumento fisso di 27,60 euro/anno.
Nel grafico più sotto che contiene la ripartizione dei costi per la D2 nel 1º trimestre 2016, la prima "curva" è etichettata Quota fissa, IVA del 10% inclusa e assume il valore costante di 80,07 euro.

Costi a consumo

Sono quelli addebitati periodo per periodo in base ai kilowattora (kWh) consumati. Scaricando la tabella 3º trimestre 2015 dal sito dell'Autorità o guardando alla figura della stessa sopra riportata, sezioni quota energia, si noterà che il costo di un kilowattora dipende dal consumo annuo. Se si sta entro un consumo di 1800 kWh/anno vengono applicati i costi del primo scaglione, la prima riga etichettata da 0 a 1800. I kWh consumati in più (al di sopra di 1800) saranno pagati ai costi della seconda riga da 1801 a 2640. Se si supera anche il tetto di 2640 kWh/anno, l'eccedenza verrà pagata ai costi della terza riga, ecc.

Attenzione: nel 2016, a partire dal 1º trimestre 2016 in avanti, è stato abolito lo scaglione oltre i 4440 kWh/anno, quindi i costi possibili sono tre: nelle fasce 0-1800, 1800-2640, oltre 2640 kWh/anno. Nel 2017 è stato ulteriormente abolito lo scaglione oltre i 2640 kWh/anno lasciando quindi due sole fasce con prezzi differenziati.

Nei grafici qui allegati che rappresentano il costo annuo in relazione al consumo annuo (nell'ipotesi di uniformità di consumo durante tutto l'anno) le diverse fasce di costo si percepiscono come cambiamento di pendenza delle curve in corrispondenza dei valori 1800 e 2640 kWh/anno.

Attenzione: ciò che fa scattare in alto il costo a kWh NON è tanto il totale annuo ma la sua frazione rapportata al periodo intercorso tra due letture del contatore. Letture che avvengono oggi in remoto e con maggior frequenza rispetto a una volta, spesso anche ogni 15 giorni. Quindi il primo tetto di 1800 kWh/anno va inteso come 4,93 kWh/giorno (1800 kWh/365 giorni) × n. giorni tra due letture del contatore; lo stesso vale per quello di 2640 kWh/anno.

Nel grafico di ripartizione dei costi della D2 1º trimestre 2016, il costo a consumo è spartito nei due termini: uno energia e l'altro rete e oneri che corrispondono rispettivamente alla voce Materia energia e alla somma di Trasporto e gestione del contatore + Oneri di sistema. Sul grafico ognuno di questi costi già comprende la propria quota parte di IVA del 10%.
Attualmente i contratti sul mercato libero possono agire solo sul costo della Materia energia che rappresenta meno della metà (più precisamente un 42-45%) dell'intera bolletta. Per tale ragione un ipotetico contratto sul mercato libero, indicizzato, e con sconto del 10% rispetto alla maggior tutela, si rifletterà in un risparmio effettivo del 4,5% dell'importo dell'intera bolletta.

Sia il costo energia che quello rete+oneri variano entrambi con cadenza trimestrale. In genere i sevizi di rete, ribattezzati dal 2016 trasporto e gestione del contatore, restano inalterati nel corso dell'anno solare, mentre gli oneri generali ora detti oneri di sistema hanno oscillazioni esigue. Non è comunque escluso che, nell'attuale fase di ridimensionamento delle tariffe progressive, possano verificarsi ritocchi dei costi dei sevizi di rete anche nel corso dell'anno.

Attenzione: le precedenti valutazioni e i relativi grafici sono stati prodotti assumendo il costo del kilowattora in fascia unica ossia la tariffa monooraria. A rigore con la tariffa bioraria occorrerebbe valutare quale percentuale dei consumi è effettuata nelle ore con tariffa F1 (con costo al kWh un po' più alto), e quale invece ricade in F2-F3, e poi sommare i due termini. In pratica ciò porta a correzioni pressoché trascurabili sui costi finali. L'Autorità fa in modo che le tariffazioni monooraria e bioraria coincidano come importi finali per profili di consumo con una frazione del 33,2%-34,8% (può variare da trimestre a trimestre) in F1 e il resto in F2-F3, profilo abbastanza tipico per molte famiglie. Nel caso limite (assia difficile da ottenere) che una famiglia concentri i 2/3 dei suoi consumi in F1 l'extra-costo annuale risulta attorno all'1% o meno del totale, ossia una variazione di costo che in relazione ai consumi totali risulta variare tra 3,50 e 8,50 euro/anno.

Imposte

Col termine breve di imposte viene qui indicata la sola imposta erariale altresì detta accisa.
Da gennaio 2013 ad oggi le imposte ammontano a 0,0227 euro/kWh. Ad esse - come a tutti gli altri termini che compongono la bolletta - va applicata l'IVA del 10%.
Il contratto D2 prevede lo sconto completo ossia l'esenzione dal pagamento delle imposte erariali per consumi sino a 1800 kWh/anno. Per valori superiori e sino a 2640 kWh/anno si applicano gli 0,0227 euro/kWh. Per valori oltre i 2640 kWh/anno (e sino a 4440 kWh/anno) viene "recuperato lo sconto". In pratica per l'intervallo di consumi 2640-4440 kWh/anno l'imposta effettiva è il doppio di quella nominale. Al di sopra di 4440 kWh/anno si torna al valore di imposta normale.

Il meccanismo di applicazione delle imposte, non di immediata comprensione, risale come minimo al decreto legislativo n. 504 del 26 ottobre 1995, che istituiva l'imposta di consumo con esenzione "nelle abitazioni di residenza anagrafica degli utenti, con potenza impegnata fino a 3 kW, fino ad un consumo mensile di 150 kWh. Per i consumi superiori ai limiti di [...] 220 kWh per [le utenze][...] fino a 3 Kw, si procede al recupero dell'imposta [...] secondo i criteri [...] della deliberazione n. 15 del 14 dicembre 1993 del Comitato interministeriale dei prezzi". Questa recita: "i kilowattora cui applicare [l'esenzione] vengono progressivamente ridotti, fino al loro esaurimento [...] di tanti kWh quanti sono quelli eccedenti detti limiti". In pratica quando si oltrepassano i 220 kWh/mese (ossia 2640 kWh/anno) ogni kilowattora paga la sua imposta normale + una identica imposta dovuta al "defalcamento dello sconto" su un kilowattora dei primi 1800 già consumati. Questo avviene finché lo sconto sui primi 1800 kWh non risulta completamente annullato, ossia sino a consumi di 4440 kWh/anno (2640 + 1800). Dopodiché l'imposta torna normale.

Attenzione: le imposte, per come viene espresso il calcolo dalla normativa ossia su base mensile, dovrebbero essere indenni da fluttuazioni di consumo su periodi più brevi. Ad esempio se su un periodo di un mese vengono consumati 150 kWh ma concentrati su 15 giorni, non si dovrebbero pagare imposte. Il consumo medio, qualora il gestore faccia le letture sul periodo di 15 giorni, risulta 150 kWh/15gg*365gg=3650kWh/anno, per cui i costi a consumo assommeranno a 74 kWh fatturati al costo del 1º scaglione (74kWh/15gg*365gg=1800kWh/anno), dei rimanenti 76 kWh ve ne saranno 34 al costo del 2º scaglione (quello sino a 2640 kWh/anno) e la rimanenza al costo del 3º scaglione.

Per i contratti D3, quelli con potenza disponibile superiore a 3 kW, non vi è esenzione di imposta nemmeno per i residenti.
Il grafico delle sole imposte erariali visualizza il loro importo compresa la quota parte di IVA del 10% in relazione al consumo annuo, mostrando che nell'intervallo di consumi 1800-2640 kWh/anno l'utente D3 paga sempre 45 euro/anno in più del D2 per effetto della sola differenza di imposte, pur a parità di consumo.

Considerato che lo sconto sulle imposte arriva ad azzerarsi al di sopra di 4440 kWh/anno, e che nel 2016 la D3 è stata resa meno esosa che in passato, si può facilmente verificare che per consumi particolarmente alti - sui 6500 kWh/anno o superiori - la D2 e la D3 portano a spese sostanzialmente simili.

L'indizio che pare di scorgere, da verificare nel corso dei prossimi trimestri, è che la D3 oltre ad abbassarsi potrebbe arrivare a convergere con l'attuale tariffa sperimentale D1 per le pompe di calore, per ora usufruibile solo da chi può dimostrare di attuare il riscaldamento esclusivamente con tali sistemi. Questa tecnologia, qualora assistita da una futura tariffazione più vicina alla D1 che alle D2 e D3, potrebbe rivelarsi progressivamente concorrenziale rispetto al riscaldamento tradizionale a gas.

IVA

L'IVA, che ammonta al 10% per le utenze domestiche, si applica a tutte le voci precedenti.
Per una maggior immediatezza l'IVA è già stata inclusa nei calcoli e nei grafici sopra presentati, ossia è già conglobata negli importi della quota fissa, dei costi a consumo suddivisi nelle sue due parti, e delle imposte, così da far in modo che la loro somma corrisponda al totale realmente pagato.


Analisi tariffa D3

Il contratto D3 è applicato anche ai residenti qualora venga richiesto un aumento di potenza rispetto ai normali 3 kW dell'utenza domestica D2. Il calcolo degli importi si basa - come per la D2 - sull'applicazione dei costi delle varie componenti, costi ricavabili dalle stesse tabelle dell'Autorità viste più sopra.
Non si procede qui ad un'analisi di dettaglio, ma solo al confronto del costo totale annuo per i contratti D2 e D3, sia per il 1º trimestre 2016 che per il 4º trimestre 2015.

Si può facilmente vedere che a parità di consumi totali il contratto D3 4,5 kW porta - con i costi in vigore al 1º trimestre 2016 - ad un incremento totale di costo di 260-280 euro/anno rispetto al D2. Tale divario risulta ridursi nel 2017 a valori di non oltre 230-233 euro/anno (grafico non incluso), come si può verificare dal form interattivo sottostante.

Il confronto tra 2015 e 2016 mostra visivamente la relativa riduzione dei costi attuata sul D3 per la gamma di più alti consumi. Tale tendenza si riconferma ulteriormente nel 2017 (grafico non incluso) con una D3 4,5 kW più conveniente rispetto all'anno precedente per tutta la gamma di consumi maggiori di 1800 kWh/anno.


Form interattivo calcolo D2 / D3

La tabella qui sotto — previa selezione di: consumo annuo, percentuale di consumo in fascia F1, trimestre dei costi pubblicati dall'Autorità — permette a colpo d'occhio di comparare per i contratti D2 (3 kW), D3 3 kW, D3 4,5 kW, D3 6 kW le singole voci che compongono l'importo finale. La percentuale preimpostata inizialmente in F1 è "monoraria", in genere prossima al 33.4% valore di riferimento dell'Autorità che dovrebbe produrre costi identici per la bioraria e la mono-oraria, ovviamente a parità di consumo complessivo. Nella realtà tale percentuale è tra il 33.0% e il 34.8%, a seconda del trimestre.
I Totali dell'ultima colonna sulla destra sono la somma delle quattro voci costo energia, costo rete e relativi oneri, quota fissa, imposte, e dell'IVA. Gli importi sono ricavati da quanto presente sulla pagina condizioni economiche per i clienti del mercato tutelato sul sito dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, avendovi aggiunto le imposte e l'IVA 10%.
Effettuate la vostra scelta cliccando sulle celle a fondo giallo della tabella sottostante. Si può inoltre scegliere di visualizzare gli importi o le percentuali (cliccando in tabella su [€/anno] si passa a [%]) e di caricare tutta l'IVA all'interno della voce imposte (cliccando in tabella su IVA inclusa si passa a +IVA totale), altrimenti l'IVA viene inclusa entro ogni voce per la sua quota parte.

Tipo Contratto Costo Energia
IVA inclusa [€/anno]
Costo Rete+Oneri
IVA inclusa [€/anno]
Quota Fissa
IVA inclusa [€/anno]
Subtotale
IVA inclusa [€/anno]
Imposte
IVA inclusa [€/anno]
Totale
IVA inclusa[€/anno]
D2 3 kW
D3 3 kW
D3 4.5 kW
D3 6 kW
I costi calcolati in tabella sono relativi ai seguenti dati
Consumo annuo %infasciaorariaF1 TabelleAutoritàdel

Attenzione: la suddivisione riportata in tabella non è direttamente confrontabile con la "composizione percentuale del prezzo dell'energia elettrica per un consumatore domestico tipo" (tariffa D2, 2700 kWh/anno) fornita dall'Autorità. In quest'ultima la voce imposte congloba le accise e l'IVA totale. Nella tabella qui sopra per verificare la correttezza delle imposte si dovrà quindi scegliere l'opzione Imposte+IVA totale, la visualizzazione in percentuale (Totale [%]), e Consumo annuo di 2700 kWh. Nel diagramma a torta dell'Autorità non è presente la voce Quota fissa a sé stante, e le altre percentuali risultano diverse: la Spesa per la materia prima fornita dall'Autorità per la tariffa D2 è più alta perché include 28,38 euro di Quota fissa - Materia energia (qui tale importo è conglobato nella Quota fissa). La somma di trasporto e gestione e oneri di sistema dell'Autorità include ulteriori 44.57 euro di Quota fissa + Quota potenza per Trasporto e gestione (qui tale importo è conglobato nella Quota fissa). Si è preferito inserire in tabella la Quota fissa come termine a sé stante, con l'ovvio significato di costo annuo indipendente dal consumo, applicato anche nel caso di consumo zero.


Form interattivo calcolo D2 / D3 "come da bolletta"

I totali qui calcolati sono gli stessi della tabella precedente, mentre la loro ripartizione segue quella utilizzata nelle nuove bollette in vigore dal 2016 e utilizzata anche nella "composizione percentuale del prezzo dell'energia elettrica per un consumatore domestico tipo" (tariffa D2, 2700 kWh/anno) fornita dall'Autorità. Sono mantenute tra loro separate le voci trasporto e gestione del contatore e oneri di sistema. La quota fissa è ripartita tra materia energia e trasporto e gestione del contatore; la quota potenza è inglobata interamente in trasporto e gestione del contatore.
Per approfondimenti si rimanda alla guida alla lettura delle voci di spesa per i clienti serviti in regime di tutela (disponibile anche in pdf) che implementa suddivisione e accorpamenti degli importi in bolletta come a suo tempo proposto nel documento 61/2015/R/COM dell'Autorità.
Le ripartizioni per gli anni 2012-2015 dei costi elettrici nelle diverse componenti, come pubblicato ad esempio sul documento Evoluzione del prezzo di riferimento per utenze domestiche - Residenti - 3 kW di Acquirente Unico, corrispondono a quelle qui prodotte per quanto riguarda il totale, la materia energia (che congloba i termini PED UC1 PPE e Commercializzazione del documento A.U.) e le imposte e IVA. Gli importi qui indicati come trasporto e gestione del contatore e oneri di sistema provengono per gli anni 2012-2015 dalle tabelle AEEG, sezioni al tempo etichettate come servizi di rete e oneri generali. Purtroppo le vecchie tabelle AEEG (e le stime qui prodotte a partire da esse) accorpano le componenti UC3 e UC6 tra gli oneri, mentre i grafici storici di Acquirente Unico inglobano UC3 e UC6 in trasmissione distribuzione e misura (sarebbe a dire i servizi di rete ossia l'attuale trasporto e gestione contatore).

Tipo Contratto Materia Energia
IVA esclusa [€/anno]
Trasp. e Gest. Contatore
IVA esclusa [€/anno]
Oneri di Sistema
IVA esclusa [€/anno]
Imposte e IVA
+IVA totale [€/anno]
Totale
IVA inclusa [€/anno]
D2 3 kW
D3 3 kW
D3 4.5 kW
D3 6 kW
I costi calcolati in tabella sono relativi ai seguenti dati
Consumo annuo % in fascia oraria F1 TabelleAutoritàdel

Potete anche visualizzare l'intera evoluzione storica, dal 2009 ad oggi, del costo medio di 1 kWh e della sua ripartizione nelle diverse voci per un utente D2 con il consumo annuo e la percentuale in F1 da voi selezionati in tabella. Impostando un consumo annuo di 2700 kWh, preso dall'Autorità come rappresentativo per la famiglia italiana, e F1 monoraria si produce un grafico corrispondente a quello dell'andamento del prezzo dell'energia elettrica per il consumatore domestico tipo in maggior tutela.


Mercato libero e bollette: alcune informazioni utili

Nella maggior tutela l'energia elettrica è fornita con contratti D2 o D3 a tariffe fissate dall'Autorità. Il D2, il più diffuso, si applica a famiglie residenti e ha potenza massima di 3 kW (kilowatt). Il D3 si applica ai non residenti (in pratica le seconde case), e ai residenti che richiedono più di 3 kW. Questi contratti, oltre ad imposte e IVA, comprendono tre gruppi di importi: energia e sua commercializzazione, costi di trasporto e misura, oneri generali del sistema elettrico (contributi per la ricerca, le fonti rinnovabili, lo smaltimento delle scorie nucleari, ecc.) previsti per legge.

Nel mercato libero i diversi importi che si assommano in bolletta sono qualitativamente distinti dall'Autorità in prezzi (ciò che è soggetto al mercato) e tariffe (ciò che non lo è). L'energia consumata ha prezzi sul libero mercato dettati dalle offerte delle società di vendita. Il prezzo cambia quindi da un operatore a un altro e, pure a parità di operatore, secondo le più svariate modalità di computo dei consumi e del corrispettivo per essi dovuto definito in ogni specifico contratto. Le tariffe riguardano le altre voci che restano rigidamente soggette alle condizioni dell'Autorità, ossia: i servizi di trasmissione, distribuzione e misura dell'energia (che necessitano di infrastrutture e non possono essere messi in regime di concorrenza) e gli oneri generali di sistema già citati. La bolletta dunque è composta, oltre che da imposte erariali e IVA, da un prezzo (dell'energia) e una tariffa (per i servizi legati alle infrastrutture).

Per i clienti in maggior tutela sono garantite le "condizioni standard" previste dal decreto del governo e fissate dall'Autorità, riguardanti i prezzi dell'energia.
Ogni venditore deve obbligatoriamente includere, fra le proprie offerte ai piccoli consumatori, anche tali "condizioni standard" (ossia vi è possibilità e diritto del consumatore a chiedere la riapplicazione e riottenere il regime di maggior tutela da parte dell'operatore che già gli fornisce l'energia, anche quando costui tratta preferibilmente sul mercato libero).
Per approfondimenti: comunicato stampa 29 giugno 2007 dell'Autorità

A partire dal 2016 le bollette, sia in maggior tutela che nel mercato libero, non contengono più il calcolo degli importi, ma solo i totali delle tre voci materia energia, trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema, oltre al dettaglio delle imposte e l'eventuale canone TV. La nuova bolletta - se non altro quella fornita da Enel Servizio Elettrico in Maggior Tutela, ora ribattezzato Servizio Elettrico Nazionale - include l'andamento consumi ultimi 12 mesi solo una volta all'anno anziché ad ogni bolletta, un servizio che era comunque utile per monitorare con facilità gli effetti di possibili interventi di risparmio energetico. La bolletta comprensiva di distinta dei costi (i cosiddetti elementi di dettaglio) va richiesta esplicitamente al fornitore, che è tenuto a fornire tale servizio (benché tale obbligo non sia sempre indicato nella bolletta sintetica) e gratuitamente (benché ciò non sia esplicitato nelle linee guida dell'Autorità).
Per approfondimenti: Bolletta 2.0:criteri per la trasparenza allegato a delibera 200/2015/R/com dell'Autorità e successive modifiche, e Sintesi degli importi fatturati sul sito bolletta.autorita.energia.it

Le proposte contrattuali sul mercato libero devono fornire al cliente tra le altre cose una scheda di confrontabilità con cui paragonare il costo annuo stimato (senza imposte né IVA) col costo attuale della maggior tutela (senza imposte né IVA). In genere sono fornite tabelle di confronto per consumi di 1200, 2700 e 3500 kWh/anno e per tre valori di percentuale dei consumi in F1 (monoraria indicata come 33,4%, 10% e 90%). A tutt'oggi, al di là del servizio Trova Offerte o di portali simili che elencano le diverse soluzioni contrattuali sul mercato libero, le scheda di confrontabilità costituiscono lo strumento più affidabile di valutazione.
La tabella più in alto Form interattivo calcolo D2 /D3 genera sia gli importi della scheda di confrontabilità della maggior tutela, nella colonna Subtotale, sia il Totale che si pagherà nella realtà comprensivo di Imposte e IVA. Occorre scegliere l'opzione Imposte+IVA totale, come % in F1 la monoraria, Consumo annuo di 1200 kWh 2700 kWh o 3500 kWh e in Tabelle Autorità il trimestre che si vuole analizzare. L'importo della scheda di confrontabilità è quello del Subtotale del contratto D2 nella prima riga.

È in atto una revisione del mercato elettrico con introduzione dal 2017 della tutela SIMILE, in parallelo alla maggior tutela il cui termine è previsto nel corso del 2018. La tutela SIMILE sarà "una forma di offerta più vicina al mercato libero, in condizioni di trasparenza, semplicità e in un contesto sorvegliato dall'Autorità stessa". Al contrario per la maggior tutela "appare la volontà del legislatore di rimuovere la tutela di prezzo per tutti i clienti inclusi quelli domestici", cosa che avverrà con la sua trasformazione nel servizio di maggior tutela riformato e con revisione delle attuali condizioni contrattuali ed economiche.
Per approfondimenti: comunicato stampa 11 luglio 2016 e delibera 369/2016/R/EEL dell'Autorità

L'Autorità ha armonizzato le regole sul diritto di recesso (ossia quando si vuole interrompere il tipo di contratto in corso per passare ad uno diverso) per renderle favorevoli ai consumatori. Il termine obbligatorio di preavviso, che il consumatore domestico è tenuto a dare al proprio fornitore, non può da questi essere posto con durata superiore a un mese. In breve il cambio di fornitore e relativo contratto deve poter avvenire entro un mese (il mese solare successivo alla comunicazione di disdetta). Il cliente domestico ha diritto di recedere dal contratto, anche se di fornitura congiunta (gas ed energia elettrica assieme), in qualsiasi momento dando preavviso di un mese. Nella pratica, alla stregua di quanto avviene attualmente per i servizi telefonici, è il fornitore con cui si stipula il nuovo contratto che "si occupa" di comunicare a quallo vecchio il passaggio. Il cliente domestico sottoscrive il recesso dal vecchio contratto e lo consegna al nuovo fornitore al momento della sottoscrizione. Questo provvederà a trasmettere il recesso al vecchio fornitore. Il diritto al recesso in tempi brevi permette una maggior mobilità tra le offerte di mercato, ma non entra nel merito di penali sottoscritte con il precedente fornitore nel caso di risoluzione anticipata.
Per approfondimenti: disciplina del recesso dai contratti di fornitura di energia elettrica e comunicato stampa 26 giugno 2007 dell'Autorità

L'Autorità reso recentemente disponibile online l'Atlante dei Diritti del Consumatore di Energia che risponde a tutti i principali quesiti dei consumatori domestici.


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Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2018